Il curioso caso della maternità di Nichi: piccolo riassunto dei fatti

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Nichi Vendola e il suo compagno, Eddy Testa, sono diventati genitori: è notizia di questi ultimi giorni. Non solo è notizia, ma è anche materia di dibattito sulla quale ci si divide tra favorevoli e contrari, spesso in modo giudicante.
Perché questa notizia ci mette nelle condizioni di schierarci?
Semplice. Perché riguarda argomenti molto caldi come la genitorialità di coppie omosessuali, la maternità surrogata (o utero in affitto) e la questione soldi: sia per adottare che per affittare un utero il denaro serve eccome, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Prima di giudicare proviamo ad ipotizzare quali possono essere stati i passaggi che hanno portato Nichi e Eddy a questa scelta.

  • Nichi e Eddy sono una coppia omosessuale consolidata e desidererebbero avere un bambino.
  • Biologicamente non possono farlo, quindi possono decidere di adottarlo?
    No, perché dove vivono, in Italia, non è possibile per una coppia gay adottare un bambino. Potrebbero provare a valutare se chiedere l’adozione in un altro Stato: Olanda, Belgio, Spagna, Svezia, Sudafrica, Australia, 
    Brasile, Messico, alcuni Stati USA e il Canada.
  • La procedura per l’adozione è ovunque nel mondo molto lunga e complessa per tutti, etero e gay o singoli. È più conveniente svolgere questa procedura nel Paese in cui si vive, perché andare altrove significherebbe dover fermarsi in quello Stato per mesi, se non addirittura un anno.
    Probabilmente Nichi e Eddy non possono o non vogliono fermarsi tutto quel tempo in un posto che non è quello in cui vivono e lavorano.

Devono evidentemente pensare a un piano B: la maternità surrogata. Nemmeno questa è una possibilità offerta dall’ordinamento italiano, ma se andiamo oltre i nostri confini sono molti gli Stati in cui è legale: Stati Uniti, Canada, in  Australia, quasi tutto il Sud Est Asiatico, in Sudafrica, Brasile, Messico, Grecia, Cipro, Inghilterra, Russia e Ucraina.
La maternità surrogata (o utero in affitto, che dir si voglia) ci pone di fronte alla questione dello sfruttamento del corpo della donna: molti Paesi in cui è permessa tale pratica sono Paesi poveri; quindi è più che legittimo domandarsi se quelle donne affittano il loro utero per scelta o per necessità economica.
Per ovviare a questo pericolo, alcuni Stati Americani consentono la possibilità di affittare un utero senza alcun compenso per la gestante.
Altri Stati, al contrario, prevedono compensi anche molto elevati per le gestanti, soprattutto se sono già state madri surrogate.

Nichi e Eddy decidono di rivolgersi allo Stato della California per esaudire il loro sogno di diventare genitori. Non sappiamo perché abbiano scelto questo Stato, dovremmo chiederglielo (e soprattutto, dovrebbero dirlo: dopo anni che ci siamo trastullati con la pubblicità della vita privata di un esponente politico).
Indipendentemente dal fatto che la madre surrogata venga pagata o meno, la procedura per l’affitto dell’utero è molto costosa: dai 135 ai 170 mila euro.
Questi soldi vengono dati all’Agenzia che gestisce le maternità surrogate e possono avere due diverse destinazioni: o l’Agenzia se li intasca tutti (pagando visite e quant’altro alla madre surrogata) o ne dà una parte alla donna.
L’Agenzia fa semplicemente business con l’utero di una donna e con i sogni di una coppia o un singolo.

Torniamo a Nichi e Eddy: entrambi hanno un buon lavoro e soldi a sufficienza per poter pagare la procedura per l’utero in affitto. Decidono di esaudire il loro desiderio.
Vi starete chiedendo: è una cosa che possono fare solo fare i ricchi? La risposta è si.
Questa procedura è pensata per ricchi americani; una coppia o un singolo italiani devono adeguarsi al prezzo che gli americani hanno fissato.
In ogni caso, in tutto il mondo qualsiasi procedura riguardante l’avere un figlio ha a che vedere con il reddito: anche in Italia il semplice adottare un bambino non è per tutti.

La questione su cui dovremmo interrogarci è la legalità. In Italia la maternità surrogata non è prevista, anzi è un reato: nessuna donna può affittare in  proprio utero e nessuno può darle soldi per affittarlo.
Siamo di fronte all’ennesimo caso di un politico che non rispetta le regole: che poi noi ci si sia abituati e/o che in fasi di giudizio si utilizzino due pesi e due misure, è un’altra storia.

In tutta questa vicenda l’unica certezza è che Nichi Vendola, come tanti altri suoi colleghi, non ha rispettato la legge italiana. Come lui non l’hanno rispettata molte altre coppie etero, gay, ma anche single – i quali avendo la disponibilità economica hanno deciso di investire quei soldi per diventare genitori.
Nichi Vendola è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che dura da tempo. Forse è arrivato il momento di chiedersi se è meglio lasciare le cose come stanno, salvo gridare all’orco quando qualcuno non rispetta le regole, oppure prendere atto che le cose stanno cambiando ed è quindi giusto regolamentare per evitare che alcune procedure siano solo per ricchi, che alcune donne povere vengano sfruttate, che le agenzie si arricchiscano a dismisura.
Il tema è bilanciare i diritti dei soggetti coinvolti nella scelta di chi davvero vuole diventare genitore, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Eleonora Ferraro

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