Il conformismo del ribellismo: idee di ieri per ribelli di oggi

Cari giovani manifestanti, vi guardo e in teoria dovrei essere solidale con voi perché in fondo difendete anche il mio di futuro. Eppure proprio non ci riesco. Vedo le foto, leggo le notizie delle vostre manifestazioni, passo in rassegna i vostri slogan e improvviso mi assale un moto di fastidio, di ripulsa. Quanto siete simili ai vostri padri e madri che negli anni ’60-70 si sono fatti infarcire di ideologia, si sono lasciati strumentalizzare da quelli che li sobillavano nei licei e nelle università per poi tirarsi indietro quando volavano le manganellate, i proiettili e la repressione brandiva il suo mazzuolo. I vostri genitori almeno leggevano Sartre e Pasolini, voi appartenete alla generazione di quelli che si vergognano a prendere in mano un libro.

Portate al collo la kefiah, qualcuno rossa qualcuno nera, senza sapere cosa incarnino quel simbolo e quei colori, retaggio di una lotta che non vi appartiene, che non c’entra con la vostra e che mai capirete a fondo.

Indossate la maglietta di Che Guevara, ne andate fieri ma non sapete quasi nulla della sua vita e del suo vissuto. Chiudete e sollevate il pugno perché qualcuno prima di voi l’ha fatto e allora vi viene spontaneo scimmiottarlo, ma anche in questo caso non sapete nulla.

Vi calate la maschera di Guy Fawkes sul volto, declinate in modi diversi slogan come Occupy e “We are 99%” quando a malapena sapete cosa vuol dire.

Per sentirvi più coraggiosi intonate coretti come “Camerata, basco nero il tuo posto è al cimitero” e non sapete che cosa evochi. Se cercaste di capirlo probabilmente vi verrebbero gli stessi conati di vomito che vengono a me.

Siete giovani, preoccupati per un futuro che probabilmente non c’è, ma avete un cervello vecchio e quel che è peggio non avete idee vostre, ridotti come siete ad adattarvi camaleonticamente a quelle di 40 anni fa.

Quel che è peggio è che non sapete protestare, non sapete difendere i vostri diritti ma questo, in buona parte, non è colpa vostra. Lanciare le carote, incappucciarsi e sfasciare le vetrate di banche e finanziarie, fare barricate con sedie, mobili e suppellettili non vi trasforma in coraggiosi rivoluzionari ma soltanto in patetici codardi. Mentre quelli che hanno dato fuoco alla miccia si rintanano nelle retrovie e si dileguano voi state in prima linea a prendervi le manganellate. Non è da coraggiosi andare contro un manganello, è da fessi.

Mi viene spontaneo chiedermi e chiedervi dove erano molti di voi quando in Parlamento si votava la legge sul precariato. Perché in Francia una legge analoga è stata bloccata con due settimane di sciopero serrato e generalizzato e invece voi scioperate un giorno ogni tre mesi, magari di venerdì così si allunga il weekend? Avete mai provato a bloccare qualcosa per più delle due ore necessarie ad evitare una scomoda interrogazione? No, perché non ne avete il coraggio e non avete coscienza di voi stessi. Va bene protestare ma ad una certa ora bisogna tornare a casa, coccolati e viziati da quel sistema che dite di combattere. I vostri genitori almeno erano in lotta anche contro i lacci e i lacciuoli della famiglia. Delle vostre proteste part-time, lassù nelle stanze dei bottoni e nelle torri dorate che volete abbattere non arriva nemmeno l’eco. Se copiate idee e slogan perché non potete copiare modalità da paesi più democraticamente evoluti del nostro?

Vi voglio dare qualche consiglio. Partorite idee vostre, slogan vostri, simboli vostri ed isolate quei figli di papà, rampolli traviati dell’alta e altissima borghesia, brutti, neri ed incappucciati che trovano agio nello sfasciare qualsiasi cosa e che giocano a fare i rivoluzionari perché è tanto cool e anticonformista. Lasciateli perdere, loro con voi e con le vostre lotte non c’entrano nulla. Sono delinquenti comuni e come tali meritano di essere trattati.

Alessandro Porro

@alexxporro

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