Il 30% dei repubblicani americani favorevole a bombardare il Paese di Aladdin

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Secondo una serissima ricerca demoscopica condotta dalla ancora più seria società di sondaggi Public Policy Polling, il 30% degli elettori repubblicani sarebbe favorevole a bombardare un inesistente Stato arabo, Agrabah (sì, il Paese di Aladdin).

Ora, sarebbe fin troppo facile ironizzare sulla vicenda ricorrendo ai triti luoghi comuni sull’ignoranza dell’americano medio o sulla preoccupante involuzione intellettuale del partito repubblicano, la cui punta di diamante è infatti l’impresentabile – tanto politicamente quanto esteticamente – Donald Trump.
Immaginare schiere di manifestanti islamofobi che pretendono di trasformare i palazzi Disney di Jafar in cumuli di macerie per paura di un attacco a Washington è grottescamente esilarante, ma se ci limitassimo alla derisione, finiremmo per ridurre la notizia a un macchiettistico risvolto della (sotto)cultura americana, una sorta di implicita giustificazione determinata dai nostri stereotipi.
D’altronde, sondaggi analoghi hanno evidenziato che il 13% della popolazione Usa crede che Obama sia l’Anticristo, mentre un altro 4% è convinto che degli alieni mutaforma controllino il mondo.

Dovremmo invece chiederci quale perverso meccanismo abbia impedito, tre secoli dopo l’Illuminismo , di sensibilizzare – non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa – una fetta evidentemente non così trascurabile della cittadinanza alle responsabilità derivanti dal vivere in una democrazia, cioè in un regime la cui fonte primaria del potere risiede nella volontà popolare.
Se la volontà di milioni di persone è sganciare bombe in una nazione di fantasia, l’intero processo politico è chiaramente destinato al cortocircuito.

In generale, quello che si nota in Occidente è una progressiva atrofizzazione della consapevolezza civica, una rassegnata apatia nei confronti della libertà e dei suoi presupposti (la coscienza critica e il desiderio di informarsi in primis).
La delega delle decisioni a una personalità carismatica, perché o non si è in grado o non si ha il desiderio di sviluppare un’opinione propria, è forse il sintomo più eclatante di questa diffusa stanchezza per la democrazia rappresentativa.
Quando osserviamo i volti di Trump, Orban, Kaczyński, Wilders e Le Pen, non illudiamoci che siano estranei a noi.
Non sono altro che il riflesso di ciò che siamo diventati.

Jacopo Di Miceli

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