I terremoti italiani/1: la storia e le zone più rischiose

L’Italia è uno tra i paesi più sismici al mondo: i tre maggiori sismi della storia del nostro Paese (avvenuti, peraltro, sempre nella medesima area) hanno causato in totale oltre 200.000 vittime. Questo post in due puntate parla proprio di questo: del rapporto tra il nostro paese e i sismi.

Oggi parliamo della storia dei terremoti italiani. La lista dei sismi disastrosi che hanno colpito lo Stivale è molto lunga: prendendo come riferimento la lista stilata dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) il primo terremoto di cui si ha notizia è quello del 217 a.C.; di questo terremoto sappiamo pure il mese (giugno), l’epicentro (vicino a Siena, nell’Etruria di allora) e la magnitudine (si stima 6.56, quindi un terremoto piuttosto forte).

Il terremoto di reggio e Messina del 1783 Il terremoto di reggio e Messina del 1783

Passando a tempi più recenti, il primo sisma davvero disastroso fu quello del 1169 in Sicilia. L’epicentro fu stimato nel Mar Ionio e il terremoto causò almeno 30.000 vittime, anche a causa del maremoto che si generò in seguito. E qui incontriamo purtroppo la regione che è stata più duramente colpita nella storia dai sismi: la Sicilia. La Sicilia vanta infatti il triste primato di aver subito i tre sismi più devastanti della storia d’Italia: il grande terremoto di Messina del 1908, che causò oltre 100 mila morti, o secondo alcune fonti addirittura 120 mila (con intensità 7.24 di magnitudine); il terremoto della Val di Noto del 1693, del quale abbiamo ne parlato ampiamente negli tsunami italiani che causò 60 mila morti (7.41 di magnitudine) e che è stato finora il terremoto più forte mai visto in Italia; e il terremoto di Reggio e Messina del 1783, 6.91 di magnitudine, circa 50 mila morti.

Passando a tempi più recenti, nel XX secolo e negli ultimi anni si sono registrati diversi terremoti che hanno causato un ingente numero di vittime: nell’immagine seguente trovate una (incompleta) lista dei maggiori sismi italiani che si sono verificati tra il ‘900 e gli anni 2000.

Terremoto2

Degno di nota, nel secolo scorso, fu il terremoto abruzzese che colpì Avezzano nel 1915: si tratta del quinto terremoto più potente in Italia e del quarto per numero di vittime, ben 30.000 su un’area che contava poco più che 120.000 abitanti. Interi paesi furono rasi al suolo e mai più ricostruiti, come il caso di Frattura Vecchia.

FratturaVecchia Le rovine di Frattura Vecchia

Come se fosse una novella Pompei, il suo abitato diroccato racconta la storia di quel terremoto: tutto sembra essersi fermato nell’istante esatto di quella scossa. Un’altra Pompei è diventata anche Poggioreale in Sicilia, dopo il terremoto nella Valle del Belice.

Poggioreale_2007 Poggioreale

Altri sismi continuano a rimanere nella mente, anche a distanza di anni: i due terremoti che devastarono l’Irpinia (1930 e 1980), il terremoto che nel 1976 colpì il Friuli la cui immagine simbolo fu quella di un prete che girava per le macerie cercando un confratello, e in anni più recenti il terremoto dell’Umbria, che ferì Assisi: qui la scossa principale avvenne in diretta televisiva, durante il telegiornale, che mostrò le terribili immagini della volta di Cimabue nella Basilica Superiore mentre si sbriciolava. O la tragedia di San Giuliano di Puglia nel 2001 che fece crollare la scuola elementare del piccolo paesino molisano causando 30 morti, la maggior parte bambini.

Come hanno insegnato il sisma dell’Emilia del 2012 e quello dell’Abruzzo del 2009, purtroppo il rischio sismico in Italia è sempre presente e quasi tutto il territorio italiano è più o meno coinvolto, come è possibile vedere dalla cartina sotto, elaborata dalla Protezione civile.

Sismicità italia

La cartina va dal livello 1 di pericolosità (alta sismicità, ben 708 comuni sono dentro quest’area rossa), al livello 4 (sismicità molto bassa, 3488 comuni). Questo riguarda anche le maggiori città italiane: in zona 3 troviamo Firenze, Genova e Bologna; Roma è a rischio medio-basso (2-3); Napoli è in zona 2 (rischio medio) come Palermo, Perugia, Ancona e Udine; mentre in zona 1 (la più elevata) troviamo Potenza, Benevento, Messina e Reggio Calabria. L’unica regione a sismicità molto bassa è la Sardegna, mentre una linea rossa attraversa l’Italia, seguendo la tortuosa strada degli Appennini; altre zone rosse compaiono in Friuli e in Sicilia.

Alessandro Sabatino

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