I ruggiti – pardon: grugniti – contro la finanziaria di Renzi

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Dopo il sonoro “cazzo mene” in risposta alle perplessità europee, Renzi si appresta a rispondere alle critiche interne. D’attorre, Cuperlo e Bersani rilasciano oggi interviste e dichiarazioni a Corriere della Sera e Repubblica. Leggeteli nell’ordine da me delineato e preferibilmente all’aperto, in mezzo alla gente. Io, che sono pieno di premure, ho tenuto un gadget della Leopolda con me, per ricordarmi chi sono.

D’Attorre, che il correttore automatico del mio pc, con genio e talento, si ostina a trasformare in “dà torte”, minaccia la scissione. Anche in questo è elitario, nel senso che se ne andrebbe da solo. Fin dalla prima risposta, “dà torte” scoperchia il suo carrello delle carni: niente gufi, solo riposte bollite e invettive stracotte. Parla di “mutazione genetica del PD”, delle tende di Alfano e Verdini nel giardino del partito, del suo “no” alla Stabilità, un classico “neppure Berlusconi si era spinto fin lì”, un richiamo al regime dittatoriale del partito. Poi la giornalista chiede se “farà una cosa rossa con Sel, Fassina e Civati” e comprensibilmente non ce l’ho più fatta. Destatomi dallo stato di torpore in cui ero caduto, mi sono accorto di aver stretto fino al sangue la cover dell’iPhone “Leopolda5”; nel frattempo ho cambiato iPhone, ma la custodia di Renzy non si butta via.

Con la mano fasciata e la meno tagliente tazza #DiamoUnNomeAlFuturo, mi appresto a leggere Bersani. L’uomo che avrebbe potuto governare l’Italia, l’uomoPierluigi Bersani che avrebbe potuto far eleggere Prodi Presidente della Repubblica, e invece c’ha tolto 1 euro di spese dalla ricarica Tim da 5. Dici poco. L’intervista comincia in modo rocambolesco con l’elogio, da parte di Bersani, del modello americano – forse ‘sta cosa della mutazione genetica è sfuggita di mano. “Negli Usa se vai in hotel con i contanti, chiamano lo sceriffo. Le tasse si fan pagare a tutti, anche se si rischia di perdere le elezioni”, e su perdere le elezioni Bersani lo ascolterei, diamo a Cesare quello che è di Cesare. Anche l’ex segretario nota le somiglianze tra Matteo&Silvio e attacca il leaderismo di Renzi. Alla terza colonna Bersani finisce i contenuti e il giornalista passa ai sindacati. Accortosi di aver commesso un’ingenuità, dopo tre righe il giornalista passa ad Avvenire. È una spirale infinita.

Gianni CuperloÈ proprio quando tutto sembra perduto, quando nemmeno la chiavetta usb dei comitati #adesso! o la ricevuta della tua donazione alla fondazione Open riescono a darti speranza, che si intravede un bagliore in fondo al tunnel. Il bagliore è dato dal giallino dei capelli di Gianni Cuperlo. Si è perso nel tunnel. Cominciamo a chiacchierare e, forse un po’ per compiacermi – lui sa che io conosco il percorso per uscire dal tunnel – o forse perché dài, nonostante i post lunghissimi e le categorie settecentesche, si vede che è di un’altra pasta rispetto ad un D’Attorre o ad un Bersani qualsiasi, trovo il suo ragionamento accettabile. Privo di quella forzatura drammatica che, in bocca a Gotor e Civati, finisce inevitabilmente per trasformarsi in poemetto comico.
“Quel che è bello non è tutto nuovo, quel che è nuovo non è tutto bello, ma voglio aiutare il governo”; insiste troppo sui 3000 euro di contanti e sulla poca equità, io minaccio di lasciarlo lì e lui si riprende subito: “vedo anche del buono”.

 La carrellata di interventi della vera-sinistra-vera non è finita. Ci tocca aspettare il prossimo viaggio in aereo di Papa Francesco per avere una sua folle – mi correggo, ai lettori piace “rivoluzionaria” – dichiarazione sulla legge di Stabilità: “Io quella legge non l’ho firmata, capito?”.

Francesco Cottafavi
@FCPCottafavi

 

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