I collegamenti tra partiti italiani e partiti europei

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Cinque circoscrizioni, settantatré seggi disponibili, dodici liste, trenta partiti italiani e sette gruppi europei (più il gruppo misto): le elezioni europee sono un appuntamento al quale spesso ci si presenta impreparati; il primo passo per un voto consapevole è collegare ogni partito italiano al gruppo europeo corrispondente.

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Lista Tsipras

L’ALTRA EUROPA PER TSIPRAS

In occasione delle elezioni europee si è costituita una lista italiana di sinistra radicale (a sostegno di Alexis Tsipras, leader della sinistra greca) che conta al suo interno Sinistra Ecologia e Libertà, il Partito della rifondazione comunista e i Grune, verdi del Sudtirolo/Alto Adige.

Ben definita è la loro linea politica: intendono proporsi come forza alternativa e radicale di sinistra. In altri termini:

  • basta politiche di austerità, cancellazione del fiscal compact e modifica sostanziale dei principali Trattati europei; 
  • lotta allo strapotere finanziario, all’evasione fiscale e ai paradisi fiscali; 
  • reddito minimo garantito e intervento pubblico diretto in economia, per far fronte al neoliberismo dilagante – o “turboliberismo”, come direbbe Vendola.

Ed è proprio Nichi Vendola – assieme ad una cordata di intellettuali – a spendersi di più per il superamento della fatale soglia di sbarramento. Per il leader di SEL “i nemici dell’Europa sono due: le lobby dell’austerity e i populisti che pensano che la salvezza sia l’uscita dall’Europa e dall’euro“; invece Alexis Tsipras “rappresenta un europeismo nemico delle piccole patrie, nemico di ogni forma di nazionalismo” (sempre Vendola dixit).

Meno chiara è invece la collocazione europea: ogni partito, infatti, fa capo a un diverso gruppo europeo; SEL fa riferimento alla Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici (S&D), i Verdi del Sudtirolo/Alto Adige ai Verdi europei, il PRC a Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica (gruppo europeo che raccoglie tutti i partiti che sostengono, in altri paesi, la candidatura di Tsipras).

VERDI [ALE]

Green Italia – Verdi europei è la lista italiana a sostegno di Verdi Europei – Alleanza Libera Europea. Collocata in area centro-sinistra, questa lista raccoglie vari movimenti ambientalisti tra cui la Federazione dei Verdi e Green Italia. 

Inizialmente non ammessa alla competizione elettorale, causa la mancata raccolta delle 30.000 firme necessarie alla candidatura, è stata in seguito riammessa grazie ad un provvedimento della Corte di Cassazione. Il comune denominatore dei movimenti che formano Verdi europei-ALE è:

  • la difesa dell’ambiente e la valorizzazione del patrimonio culturale; 
  • la sponsorizzazione delle energie rinnovabili e la ricerca dell’indipendenza energetica; 
  • la ricerca di un modello di globalizzazione che non sia basato sullo sfruttamento dell’uomo e della natura. 

Come punto centrale del proprio programma i verdi europei propongono un “green new deal”, un piano di creazione di posti di lavoro attraverso l’innovazione “green”.

Il gruppo europeo conta attualmente 58 seggi ma nessun parlamentare italiano: la lista Green Italia – Verdi europei è stata costituita in occasione di queste elezioni proprio per dare rappresentanza in Europa ai movimenti ambientalistici italiani.

Partito Socialista Europeo

PARTITO SOCIALISTA EUROPEA [PSE]

Votando il PD sosterremo il PSE (Partito Socialista Europeo), secondo gruppo in Europa e maggior rappresentante di sinistra. Partito Socialista Europeo

Nonostante il PD sia entrato ufficialmente solo quest’anno all’interno del PSE, partito italiano e gruppo europeo condividono non solo l’idea generale, ma la quasi totalità del programma. 

Entrambi vogliono investire in un’Europa più forte, integrata, compatta, affinché possa diventare un serio attore globale – alla ricerca degli Stati Uniti d’Europa, come insiste Renzi in campagna elettorale. 

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Al primo punto il lavoro: meno austerità e più politiche per combattere la disoccupazione, in particolare quella giovanile – mettendo in atto un programma di garanzia per i giovani; stop a dumping sociale e salario minimo in tutta Europa. 

Il secondo passo per un’Europa più giusta passa attraverso l’implementazione della lotta all’evasione fiscale e una regolamentazione più rigida per le banche.

La rivoluzione digitale auspicata da Renzi in Italia è un punto cardine del PSE: accesso diffuso a internet e abbattimento del roaming per combattere una delle “ultime barriere rimaste a livello europeo”.

L’Europa del PSE protegge il Made in Italy, tema caro al PD (“bufale solo nel piatto, quelle DOP”, dice un titolo del programma democratico): è necessario irrigidire le normative europee che certificano l’origine del prodotto affinché il consumatore e lo Stato produttore siano più tutelati.

Il PD non è l’unico tramite con il PSE: collegati ai “socialisti e democratici” sono altri tre partiti di area centro-sinistra: il partito socialista italiano (PSI), l’ALPE e l’UVP – partiti regionalisti valdostani.

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ALLEANZA DEI DEMOCRATICI E DEI LIBERALI PER L’EUROPA [ALDE]

Scelta Europea è la lista formatasi in Italia a sostegno di Guy Verhofstadt, candidato dell’ALDE a presidente della Commissione Europea. Conta al suo interno Scelta Civica, Fare per fermare il declino e il Centro democratico di Bruno Tabacci, a cui si aggiungono altri movimenti liberali, europeisti e federalisti.

I punti cardine del programma dell’Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa – che rispecchiano la sensibilità dei due maggiori partiti sostenitori in Italia: Scelta Civica e Fermare il Declino – sono l’abbassamento delle tasse e l’abbattimento della burocrazia, l’attuazione del federalismo, il contenimento del debito pubblico e una ferma disciplina di bilancio – il famoso “facciamo i compiti” di Mario Monti.

A sostegno dell’ALDE – per la terza legislatura consecutiva – troviamo anche l’Italia dei Valori, che candida capolista in ogni circoscrizione il proprio segretario nazionale: Ignazio Messina.

Jean-Claude Juncker

PARTITO POLOLARE EUROPEO [PPE]

Forza Italia è il maggior partito italiano a sostegno del Ppe. Ciononostante, fatti salvi i valori cardine (un’Europa liberale e cristiana, con un’economia sociale di mercato), non vi è gran condivisione né sui temi né sui toni. 

La campagna elettorale di FI alterna infatti momenti di convinto europeismo (“Schieriamo l’Italia tra i Paesi che intendono promuovere un salto di qualità nel processo di integrazione politica europea. Attraverso: l’unione bancaria, economica, fiscale, politica“) a momenti di acceso antieuropeismo (significativi sono i tre principali slogan forzisti: “Più Italia in Europa, meno Europa in Italia”, “Più Italia meno Germania”, “Basta con l’Euro moneta straniera”).

FI e PPE non condividono il giudizio sull’Euro: mentre per i popolari è “una moneta affidabile, che garantisce stabilità e ci rende competitivi a livello internazionale”, Forza Italia promette una diversa politica monetaria e vede l’Euro come una tra le principali cause della crisi europea: “L’economia europea e l’economia italiana hanno bisogno anche di una nuova politica monetaria. L’Euro è troppo forte e danneggia le nostre esportazioni“.

Il rapporto travagliato di FI con i popolari europei è ancora più chiaro alla luce della posizione di preminenza che la CDU di Angela Merkel ha all’interno del PPE. Il programma con il quale FI si presenta alle europee si propone di rimediare ai danni provocati dall’austerity e dal patto di bilancio – danni imputati dai forzisti stessi alla gestione Merkel. 

 

L’Europa di Silvio Berlusconi:

  • ha come obiettivo la piena occupazione e richiama la regola del benessere del 1994: meno tasse, più consumi, più investimenti, più crescita, più lavoro, più gettito, più welfare, più benessere per tutti
  • garantisce il risanamento dei conti pubblici, ma lascia spazio all’autonomia degli Stati nazionali: “in un momento storico di grave crisi, serve uno shock economico. In momenti come questo le regole vanno spezzate, vanno rotte“.

Tema essenziale, che sarà certamente motivo di scontro all’interno del PPE, è il superamento del tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil: del resto, come Berlusconi non manca mai di ricordare, a suo tempo Francia e Germania poterono sforare il tetto senza subire alcuna conseguenza.

In lista con Forza Italia troviamo altri partiti minori di area centro-destra, come l’Udeur di Mastella, i Popolari di Italia domani e i Moderati in rivoluzione. 

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Fa riferimento al Ppe anche la lista Nuovo centro destra – Unione di Centro, che comprende, oltre ai partiti di Alfano e Casini, anche i Popolari per l’Italia dell’ex ministro Mario Mauro.

NCD e UdC presentano un programma fortemente europeista: per realizzare il “sogno federale dei padri fondatori“, gli Stati Uniti d’Europa con elezione diretta del Presidente della Commissione europea, è indispensabile rifondare l’UE su nuove basi, affinché “sia protagonista nel mondo: non vogliamo demolire ma costruire, non vogliamo demonizzare ma cambiare le cose che non ci piacciono“.

 

Tra le “cose che non ci piacciono”, Alfano e Casini indicano il regime di austerità e l’eccessiva rigidità del patto di stabilità: “È il momento di investire per rilanciare l’economia europea: le spese per lo sviluppo non possono continuare ad essere considerate un peso sul nostro bilancio”.

NCD-UdC e PPE affrontano compatti il tema immigrazione: per i primi “La difesa dei confini dell’Unione europea non può essere lasciate agli sforzi dei singoli Paesi membri”, mentre i popolari chiedono “maggiore cooperazione tra i paesi dell’UE in materia di gestione dei confini, per dimostrare solidarietà nei confronti dei paesi coinvolti in prima linea nel fenomeno dei flussi migratori”.

 

Corre per il Ppe anche il Sudtiroler Volkspartei – partito regionale che tutela gli interessi delle minoranze ladine e tedesche in provincia di Bolzano – in lista con il Partito autonomista trentino tirolese (PATT) e l’Unione Slovena (partito regionale friulano). Collocabile in area centro, questa lista ha espresso un solo europarlamentare alle scorse elezioni europee.

 

GRUPPO EUROPA DELLA LIBERTÀ E DELLA DEMOCRAZIA [ELD]

La Lega Nord si presenterà alle elezioni sotto l’ELD (Europa della libertà e della Democrazia), gruppo europeo co-presieduto – assieme all’inglese Nikel Farage dell’UKIP – proprio da un europarlamentare leghista: Francesco Speroni.Considerato il gruppo euroscettico più importante del panorama europeo, è affiliato con partiti provenienti da 10 diversi paesi e conta attualmente 32 europarlamentari.

La Lega Nord svolge un ruolo di preminenza all’interno dell’ELD (è il secondo partito per importanza e componenti, dopo l’UKIP) e presenta un programma in linea con quello espresso dal gruppo europeo, improntato all’antieuropeismo.

L’obbiettivo è un Europa “dei popoli e delle regioni“, e per raggiungerlo occorre che gli stati nazionali riacquistino la propria sovranità e supremazia nei confronti della legge comunitaria: occorre tornare alla moneta nazionale (“basta Euro” è lo slogan leghista di queste europee); occorre rendere l’UE una comunità democratica, e non più un “impero medievaleggiante”; occorre rimettere al centro i popoli, dando loro poteri tali da porre freno a quella governance che ha reso l’Europa non un’opportunità, ma una tirannia.

Nonostante il suo forte peso all’interno del gruppo europeo, non sono mancati in passato momenti di tensione tra Lega Nord e ELD: l’Europa della libertà e della democrazia rifiuta infatti ogni tipo di xenofobia o altre discriminazioni (dalla Carta dei Valori: “The Group rejects xenophobia, anti-Semitism and any other form of discrimination”), e più volte il gruppo è stato costretto a richiamare i propri componenti italiani – fino alla nota espulsione di Borghezio per le parole sull’allora ministro Kyenge.

NON AFFILIATI A PARTITI EUROPEI

Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale sceglie di non far parte di alcun gruppo europeo. La lista di Giorgia Meloni, uscita dal PPE a causa dell’eccessivo condizionamento esercitato dalla Cdu di Angela Merkel, decide di volgere la propria attenzione alla “vasta galassia di partiti e gruppi parlamentari eurocritici“, ma non aderisce al gruppo scettico per eccellenza, l’ELD.

FDI cavalca quindi l’onda antieuropeista e vede come unica ricetta per salvare il percorso di integrazione europeo  lo “scioglimento concordato e controllato dell’Eurozona” e, nel caso le istituzioni europee non seguano questa via, l’Italia non avrebbe altra scelta che “avviare una procedura di recesso unilaterale“.

Per uscire dalla crisi non c’è altro modo che uscire dai trattati economici e “adottare contromisure efficaci“: basta eurosprechi, uscita immediata dal fiscal compact, stop all’obbligo di contribuire al Fondo Salva Stati (ad ora l’Italia ha versato 55 mld su 125) e “drastica riduzione degli effetti sull’Italia del Patto di stabilità“.

 

Dove FDI non solo chiede, ma anzi pretende cooperazione è il tema immigrazione: “l’Italia e gli altri Stati mediterranei sono stati abbandonati dall’Unione europea, che si è rifiutata di organizzare e finanziare un programma comune per contenere gli sbarchi“. 

FDI si batte per “l’introduzione di meccanismi vincolanti per la redistribuzione dei richiedenti asilo e rifugiati tra gli Stati dell’Ue” e per una clausola che tuteli maggiormente le nazioni di frontiera.

 

L’uscita dall’eurozona non significa fine del progetto Europa, che deve essere “una comunità di valori“, e deve proteggere le proprie “radici cristiane, ingiustamente rimosse dai suoi trattati costitutivi: vogliamo un’Europa che promuova le sue identità, culture e tradizioni“.

In lista con FDI-AN si presenta anche Io amo l’Italia di Magdi Cristiano Allam, già europarlamentare dalle elezioni del 2009, grazie a un accordo siglato con l’UdC.

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Senza alcun tipo di affiliazione troviamo anche la lista Io cambio – Maie: capeggiata da Angelo Alessandri (ex Presidente federale della Lega Nord e dal 2012 a capo del suo nuovo partito Io cambio) – e Ricardo Merlo (Presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero).

M5S in Europa

Ultimo, ma non certo per importanza (i sondaggi lo danno al 25%, secondo partito in Italia) è il Movimento 5 Stelle.

Beppe Grillo annuncia di voler “rivoltare come un calzino” l’attuale modello di Europa, un’Unione in cui la democrazia ha lasciato il posto alla dittature delle banche, Banca centrale europea in testa: “L’Europa non è una banca, ma a tutti gli effetti siamo governati dalla BCE. Chi ha votato per la BCE?“.

L’Europa a 5 stelle è presentata in sette punti, primo tra tutti il referendum sull’Euro. Poi abolizione del fiscal compact, promozione di un’alleanza dei paesi mediterranei per politiche comuni e abolizione del pareggio di bilancio.

Molti sono i temi che accomunano il MoVimento ai tanti altri partiti euroscettici che si presenteranno alle elezioni, ma – fedele alla linea seguita anche in Italia – i 5 stelle puntano da soli al loro posto a Strasburgo: “Sarà una crociata“. 

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Francesco Cottafavi 

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