I blitz di Matteo, i rituali di Pier – #my2cents

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Renzi e la “sinistra PD” parlano un’altra lingua. Anzi, vengono da altri mondi. L’ex Sindaco di Firenze viene da un mondo fatto di muri abbattuti, convenzioni non rispettate, di movimento, di rapidità.

La sinistra del PD viene da un mondo fatto di rituali, di forma che è sostanza, di rispetto delle gerarchie, di tempi medio-lunghi. Volete un esempio? L’altro giorno in un’intervista Gianni Cuperlo ricordava sognante di quando il Comitato Centrale del PCI discusse della “svolta della Bolognina”. Fu una riunione, ricorda l’ex Segretario della FGCI, che iniziò di mercoledì e finì la domenica. E poi aggiunge funereo: “una cosa impensabile al giorno d’oggi”.

Non c’è da stupirsi dunque che l’irritualità con cui due giorni fa Matteo Renzi ha convocato i gruppi parlamentari presso il Nazareno, abbia fatto sobbalzare tutta la sua minoranza. Non solo il Segretario/Presidente del Consiglio convoca i gruppi parlamentari e non viceversa, ma gli detta l’ordine del giorno e i tempi che hanno per discuterne. Aggiungendo maligno “Vi chiedo di partecipare ai singoli gruppi che vi interessano e/o di mandare contributi scritti (brevi e scritti in un linguaggio semplice: astenetevi dal burocratese, per favore!) sui singoli temi che più vi interessano o riguardano.” Una pugnalata avrebbe fatto meno male.

La novità è che questa volta anche Pier Luigi Bersani ha reagito: l’ex Segretario che era rimasto fedele “alla Ditta” persino sullo strappo della cancellazione dell’art. 18, votando il Jobs act alla Camera, ha deciso di dare un forte segnale disertando la riunione convocata da Renzi. Qualcuno ha fatto notare, maligno, che sarebbe stato più opportuno dare battaglia sui diritti dei lavoratori piuttosto che sulla convocazione di una riunione, ma tant’è…

Domenico Cerabona 
@DomeCerabona

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