Guida alla sopravvivenza per un complottista su Tagli

Se non sapete di cosa stiamo parlando:

A costo di essere autoreferenziale, scrivo questa utile guida per un aspirante complottista che voglia cimentarsi nel difficile compito di contestare una delle teorie qui sopra riportate. Oppure che voglia applicarsi nel dire che l’AIDS è una balla o che la Cintura Fotonica esiste (e che lui l’ha fotografata) o che verrà presto con Nibiru e la fine del mondo. O che vorrà rispondere quando magari mi verrà voglia di scrivere un articolo sul fatto che sulla Luna ci siamo davvero atterrati; o che le Torri Gemelle non le hanno abbattute gli americani solo per dichiarare guerra al mondo intero: siete avvisati.

La scrivo non perché mi sono scocciato di rispondervi – anzi, se riesco a far capire a qualcuno che la scienza non dice cavolate è un ottimo risultato. Ma perché, purtroppo, a molti dei vostri interventi anche un bambino di terza media saprebbe rispondervi – e dopo un po’, vi tirerebbe un calcio negli stinchi, per esasperazione. Quindi iniziamo: siete pronti, gomblottisti?

albert-einstein1-1Punto primo. Stiamo parlando di scienza. Poiché non posso scrivere un romanzo su cos’è la scienza, vi faccio un breve riassuntino su cos’è il metodo scientifico. Se volete approfondire cos’è la scienza o se volete solo aggiungere nella lista dei disinformatori e dei venduti al Grande Complotto Mondiale anche il sig. Galileo Galilei di Pisa, qui ci sono tutte le risposte che cercate. Il metodo scientifico non si basa sul principio di autorità: se mi chiamo Albert Einstein e mi sveglio una mattina e dico che la Terra ha la forma del Cubo di Rubik ho detto una cretinata. Perché? Perché nella scienza l’unico metodo che vale è quello scientifico. La scienza non è democratica sotto questo punto di vista. Puoi avere un’idea, ma se scientificamente non regge, puoi scrivere tutti i libri che vuoi, puoi lamentarti finché vuoi, ma resta una scempiaggine.

Il metodo scientifico è basato su dei semplici passi: ipotesi, ovvero formulo il mio pensiero su un fenomeno fisico. Qui l’ipotesi non è ancora supportata da verifiche sperimentali, ovvero non è ancora scienza, non è ancora una teoria scientifica. Per farla diventare una teoria scientifica costruisco un modello, ovvero affermo: “Se questa ipotesi fosse vera, quali sarebbe il comportamento di ciò che studio?”. Dal modello ottengo dei risultati, che devo necessariamente confrontare con la realtà: così un modello diventa una teoria. Se tutti i risultati raccolti sul “campo” da esperimenti o osservazioni danno ragione al mio modello, allora il mio modello diventa una teoria scientifica. Se anche solo uno dei risultati mi dice che ho sbagliato, la teoria cade, non c’è Santo che tenga. Una volta che la mia ipotesi ha superato questo iter, finalmente posso formulare una legge scientifica.

Una teoria scientifica, però, se un’osservazione la smentisce, anche dopo 2.500 anni, cade: questo vuol dire che bisogna ricominciare da capo, rivedere la teoria per sostituirla con qualcosa di più giusto.

laboratorio_chimico

Punto secondo. Proprio perché è questo il cammino della scienza, se non avete delle osservazioni o dei risultati che smentiscono una teoria esistente (parlo di risultati acclarati, non fabbricati in casa o truccati) allora è inutile che cerchiate di convincere me o altri che hanno sbagliato. La scienza, come ribadito prima, non è democratica.

Punto terzo. Se una prova contraddice la vostra teoria – che siano le scie chimiche o il riscaldamento globale o il nuovo motore a scorregge che non inquina – non potete continuare a sostenere che la vostra teoria sia giusta. Altrimenti non fate scienza: dite cazzate.

Punto quarto. Il discorso “sei parte del complotto” o “tutti gli scienziati sono parte del complotto” o “Piero Angela è il tuo capo” o “ti stai bevendo ogni stronzata che ti propinano” non esistono né in cielo né in Terra. Non esiste nessun complotto globale. Esistono quattro cretini che vi hanno spento la mente. E che vi hanno traviato spacciando la loro teoria come il Vangelo secondo il Grande Complotto Massone.

Punto quinto. Spacciare titoli accademici inesistenti non vi rende i più fichi del canestro, né più credibili. L’ “ipse dixit” lo hanno mandato in cantina già da un pezzo.

scilipoti Secondo qualcuno è un intellettuale di riferimento

Punto sesto. Citare pseudoscienziati, militari, politici, interrogazioni parlamentari del Parlamento Italiano non vi dà automaticamente ragione. Sapete chi è che ha fatto più interrogazioni parlamentari sulle bufale che vi ho precedentemente descritto? L’On. Scilipoti – un nome una garanzia. In seconda posizione c’è l’On. Brandolini, che come titolo di studio ha la terza media. Se queste persone non citano prove scientifiche, se non hanno dei dati che smentiscono la scienza, ovvero se loro fanno “fuffa” spacciando come veri dei dogmi personali, allora evitate di scrivere.

Punto settimo. Sminuire chi scrive gli articoli non vi da automaticamente ragione. Anzi, dimostra che, purtroppo, il mio Paese è pieno di maleducati e presuntuosi. Chi di solito scrive un articolo fa un minuzioso lavoro di ricerca;  nella fattispecie, il sottoscritto fa ricerca (quella seria) ogni giorno. Le regole base del giornalismo – ovvero, informarsi prima di scrivere – le seguiamo pure noi.

Punto ottavo. Nessuno vuole silenziarvi. Potete dire tutto quello che volete, e la pubblicazione di tutti i vostri commenti lo testimonia. Potete dirlo, però, purché abbia un senso logico, sia supportato dalle prove e si abbia l’umiltà di ammettere i propri errori quando messi di fronte alla verità. Non sarebbe male, in mezzo a tutto questo, seguire le regole della buona educazione.

Alessandro Sabatino

@twitTagli

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