Guerra in Crimea e fronte interno: il “lusso” della democrazia

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La recente vicenda della crisi ucraina ci pone di fronte ad un interrogativo inquietante: ci possiamo permettere la democrazia in questo mondo globalizzato? Mi rendo conto che possa sembrare una provocazione, ma ciò non di meno vale la pena riflettere su quello che sta accadendo in questi giorni nella comunità internazionale.
Da un lato abbiamo un’opinione pubblica occidentale che si interroga, si lacera si divide e, di conseguenza, paralizza i governi.
Dall’altro lato abbiamo, di fatto, un regime totalitario che non ha alcun problema nel far votare il proprio senato all’unanimità per far intervenire l’esercito.

Certo, non è molto differente – all’apparenza – rispetto a quanto accadeva durante la guerra fredda. Eppure non è così. Non è così perché allora il sistema era bipolare e polarizzato, gli schieramenti erano piuttosto allineati: i russi sapevano di poter contare su tutta la forza del Patto di Varsavia – così come gli Stati Uniti sapevano di poter disporre del Patto Atlantico.

Ora lo scenario è del tutto frammentario e ogni governo risponde quasi esclusivamente a logiche interne, di campanile. La vicenda libica aveva già dato le prime avvisaglie di uno scenario internazionale ipercaotico; ma allora, visto che non erano toccati interessi primari di una super potenza, si erano potuti nascondere i problemi sotto il tappeto. Questa volta però, come abbiamo spiegato, gli interessi in gioco sono altissimi e Vladimir Putin non può certo cedere facilmente.

E qui torniamo al mio interrogativo iniziale, che si pone per la Russia e – potenzialmente e in misura ancora più rilevante – per la Cina. Come fare a fronteggiare situazioni così drammatiche quando gli “avversari” non devono preoccuparsi di un’opinione pubblica capace di mettere in discussione correttezza dell’intervento, spese dello stesso, ragioni ideali e ideologiche soggiacenti?

Sarà che sono appena tornato dal congresso del Partito Socialista Europeo e sono pervaso da spirito europeista, ma credo che per il nostro continente l’unica risposta sia una crescita dell’integrazione e cooperazione tra stati.
Putin – in questo caso – sa bene di poter giocare sulle nostre divisioni continentali, ma pensate cosa succederebbe se il presidente russo avesse la certezza di dover affrontare una UE coesa affiancata da un alleato come gli Usa. Forse la decisione della Duma non sarebbe stata unanime…

Foto lettera43.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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