Going Clear, lo sconvolgente documentario su Scientology

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Prima di vedere “Going Clear”, ammettevo tranquillamente una profonda ignoranza sul tema “Scientology”. Sapevo giusto che Tom Cruise e John Travolta ne sono adepti, e che c’entra qualcosa con gli alieni. Mi sembravano robe deliranti, il genere di “culto acchiappa-soldi” di cui giusto Hollywood può tollerare l’esistenza. 

La verità è che Scientology è una superpotenza economica che non versa tasse allo Stato, manipola e ricatta i suoi devoti e attacca aggressivamente chi ne parla male. Il mio spirito intrinsecamente anticlericale mi sta suggerendo di fare una battuta sulle cose in comune tra Scientology e il buon vecchio Cattolicesimo, ma cercherò di trattenermi il più possibile durante questa recensione. 

“Going Clear” è un documentario eccezionale, ed esce a distanza di un anno da altri due film che passeranno probabilmente alla storia come straordinari documenti storici: “Citizenfour” e “The Look of Silence”. È uscito in Italia il 25 giugno, con una distribuzione limitata ma comunque lodevole data la natura “non commerciale” del prodotto. 

“Going Clear” non parla di fede e non affronta il tema del credere; o meglio, lo affronta “lateralmente” attraverso le straordinarie testimonianze che raccoglie. Il suo scopo è cercare di raccontare analiticamente le premesse, la fondazione, l’evoluzione e la storia della religione nota come “Scientology” dagli anni ’50 a oggi.

Il film inizia, e Paul Haggis, premio Oscar per “Crash” oltre che sceneggiatore di filmoni come “Million Dollar Baby” e “Casino Royale”, racconta che fino a un paio d’anni fa lui era un fervente cultista di Scientology. Ha partecipato (quasi per scherzo) a una seduta di prova dove una specie di psicoterapeuta gli ha fatto un sacco di domande sulla sua infanzia, controllando l’interazione tra le risposte e l’ago di una pseudo-bilancia che andava su e giù. 

Esatto, ogni cosa che riguarda Scientology è così complicata da spiegare. Per dire: la versione di Scientology della Genesi racconta di un dittatore galattico di nome Xenu che 75 milioni di anni fa ha prelevato un mucchio di alieni da un pianeta, li ha caricati su un’enorme astronave e li ha lanciati dentro i vulcani della Terra, quindi fatti esplodere con bombe all’idrogeno. Da allora, le anime degli alieni si attaccano agli esseri umani al momento della nascita, e questa è l’origine di psicosi e schizofrenia. 

Il discorso sulla paradossalità e assurdità del credo di Scientology può forse andare incontro all’obiezione che, da un punto di vista esterno, ogni credo religioso contiene elementi assurdi al suo interno. In questo senso, il documentario è molto abile nel fare passare la differenza fondamentale fra i due piani: un cristiano, un ebreo e un musulmano possono spiegare gli elementi del proprio credo in qualche minuto.
Scientology nasconde deliberatamente informazioni ai propri adepti fino alla loro “salita di livello” e al loro avanzamento in un percorso di illuminazione a pagamento. La “Rivelazione” di Scientology giunge di fronte al fedele solo a un punto del loro cammino nel quale si è investito troppo tempo e troppi soldi per tirarsi indietro di fronte alla prospettiva di imperatori galattici. 

Il merito principale di “Going Clear” è mostrare, con precisione e scientifico distacco, l’evoluzione di Scientology da piccolo racket para-scientifico, che rimescolava nozioni di psicanalisi, a organizzazione mondiale con miliardi di fatturato. L’elemento inedito (o quasi) risiede nella ricostruzione biografica del fondatore di Scientology L. Ron Hubbard: il film si prende tutto il tempo necessario per addentrarsi in alcuni, significativi dettagli della vita di Hubbard, un ex-militare con problemi mentali mai curati e prolifico scrittore di libri di fantascienza, la cui ispirazione risulta evidente nell’immaginario cosmogonico della religione da lui fondata. 

Se il ritratto che emerge di Hubbard è quello di un individuo senza scrupoli, sempre in bilico tra la consapevolezza e la “lucida follia” di un messia auto-proclamato che si rifugia in acque internazionali per fuggire al fisco, è forse ancora più agghiacciante la descrizione della figura del suo successore, l’attuale leader di Scientology David Miscavige. 

Il segmento più controverso e spaventoso del film ruota attorno alle ricostruzioni delle azioni e della politica di Miscavige, in particolare per gli eventi del 1993, anno in cui l’IRS (il fisco americano) perse definitivamente la battaglia contro Scientology e il culto vide definitivamente riconosciuto dallo Stato l’esenzione dalle tasse. 

L’altra porzione indiscutibilmente affascinante di “Going Clear” riguarda le cronache dell’esperienza personale degli intervistati, ma soprattutto di due celebri non-intervistati.
Se la ricostruzione offerta da Paul Haggis è intima, sconvolgente e l’uomo non esita a scavare in ferite ancora aperte della sua vita, i due grandi assenti dal documentario sono il signor Cruise e il signor Travolta. Senza che questa recensione diventi un esagerato spoiler del film, mi limito a dire che la vicenda personale di Tom Cruise, dettagliatamente riportata da una persona molto vicina sia a lui che al “leader supremo” David Miscavige, è una delle parti del film che fa gelare maggiormente il sangue nelle vene. 

Allo stesso modo, il terzo atto di “Going Clear” denuncia senza mezzi termini le pratiche più chiaramente violente del culto e fa emergere chiarissimi casi di violazione dei diritti umani di cui l’informazione pubblica (in particolare americana) non si occupa abbastanza. 

Se l’obiettivo di “Going Clear”, in quanto documentario di creazione e in quanto reportage, era quello di esporre la verità su Scientology a tutti i livelli, il film funziona in maniera perfetta: è un grandissimo lavoro e il regista Alex Gibney dimostra coraggio, integrità e padronanza totale del medium in cui opera. 
Alla luce dell’impressionante materiale tirato fuori, l’unico limite è forse quello di non avere osato di più sul piano puramente cinematografico: in particolare, le scene girate apposta per fare da contrappunto ai racconti appaiono a tratti un po’ goffe e non del tutto all’altezza dei momenti più intensi e profondi del film. Parlando del genere “documentario”, “Going Clear” non sta sullo stesso piano di un “Act of Killing” o di un “Searching for Sugarman”. Si tratta comunque di un’opera dal contenuto talmente potente da essere di per sé stesso un elemento di interesse fondamentale, e il merito indiscutibile di Gibney è quello di mettersi al servizio della sua storia, senza forzature o protagonismi da filmmaker

“Going Clear” è uno dei film imperdibili del 2015, e ha il raro merito di indagare un argomento inesplorato o quasi al cinema. Con grande sollievo del sottoscritto, non potrebbe essere più lontano da quella gigantesca occasione sprecata che era “The Master” di Paul Thomas Anderson: un film dall’ambizione schiacciante che in teoria doveva fare una denuncia a Scientology, ma si perdeva in riflessioni oscure, vaghe e poco interessate alla materia. 

Al contrario, “Going Clear” è del tutto rivolto alla materia, completamente a fuoco sulla storia che intende raccontare. 

Davide Mela
@twitTagli

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