Fra poco in Parlamento: Riccardo de Caria, FARE per Fermare il Declino

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Ventinove anni per Riccardo de Caria, un curriculum d’acciaio ed una passione politica che si è tramutata in entusiasmo con la nascita di “FARE per Fermare il Declino”, la recente formazione politica capitanata dall’eccentrico giornalista economico Oscar Giannino.
Un soggetto politico sicuramente nuovo, minoritario nei numeri rispetto alla deflagrante esplosione del Movimento 5 Stelle ma altrettanto interessante: è forse il primo esperimento aggregato liberale di destra nel nostro Paese. Una destra anglosassone, con spiccato accento americano.
I sondaggi li confinano fuori anche da Montecitorio
(dove lo sbarramento è addirittura più agevole, solo il 4%), eppure appaiono rumorosi: sui social, nelle iniziative televisive, soprattutto nella dialettica politica salottiera.
Con le tesi dei Giannino Boys da qualche mese sono chiamati a confrontarsi tutti: l’ala lib-dem del Pd, ma anche il centro montiano e la destra berlusconiana, che di fronte all’impeto e alla modernità di questo progetto potrebbe d’un colpo sentire il peso degli anni.
De Caria, secondo in lista alla Camera per la circoscrizione Piemonte 1, è uno dei giovani rampanti di questa tornata elettorale.

LA VOSTRA LISTA, ANCHE NON DOVESSE SUPERARE LO SBARRAMENTO IN QUESTE ELEZIONI, CONTINUERÀ A RIMANERE ATTIVA? FARETE POLITICA ANCHE SUL TERRITORIO?

Sì, abbiamo anche già iniziato. In questi giorni siamo intervenuti nel consiglio comunale di Torino per manifestare, civilmente s’intende, il nostro totale dissenso per la trasformazione di Smat in una azienda di diritto pubblico, tra l’altro senza alcun referendum.
Il classico esempio di politica che entra nell’economia, concetto che noi rifiutiamo. Siamo qui per restare: abbiamo già dichiarato che non ci fermeremo qui, e ci muoveremo sia a livello comunale che regionale.

SIETE PARTITI A FINE DICEMBRE: COME MAI COSÌ TARDI? MANCAVANO FINANZIAMENTI?

Il problema non riguardava i soldi, piuttosto i soggetti.
Fino all’ultimo momento abbiamo cercato di aggregare pezzi della società civile [è diventata la parola d’ordine di queste elezioni, è evidente, NdR]. Ci siamo riusciti: abbiamo stretto rapporti di collaborazione con varie realtà. Mi piace citare “Imprese che Resistono” di Luca Peotta, il quale è nostro candidato nella lista Piemonte 2 alla Camera.
Prima di partire abbiamo dunque cercato di allargare il più possibile il nostro bacino. Anche i discorsi con Italia Futura andavano in quella direzione, ma poi non si sono concretizzati. Comunque, attenzione: non siamo nati ieri, come movimento esistiamo da fine luglio.

IN EFFETTI CON LA LISTA DI MONTEZEMOLO C’ERANO I PRESUPPOSTI PER UN’ATTIVITÀ COMUNE: COSA VI HA IMPEDITO DI COLLABORARE?

Con Italia Futura c’era un dialogo aperto, condividevamo diverse proposte: abbiamo anche percorso un pezzo di strada insieme, ma purtroppo la volontà di Montezemolo è stata determinante.
Montezemolo ha deciso di far confluire il suo movimento in un’alleanza con Fini, Casini e la Lista Monti. Quel genere di fritto misto per noi non era e non è digeribile; Montezemolo pareva essere di questo parere, ma poi deve aver trovato il bicarbonato.
Inoltre, non concordiamo con la scelta personalistica: lo stesso Giannino, che ha una chiara e forte leadership nel movimento, non compare con il suo nome sul nostro simbolo. Ci teniamo a ribadire che non siamo una lista “Giannino for president”: noi siamo un movimento di persone del mondo produttivo.
Invece, la Lista Monti si chiama “Lista Monti” con il suo nome bene in evidenza: qualche differenza c’è, ecco.

QUANTO È CONSISTENTE LA PROBABILITÀ DI NON RIUSCIRE A SUPERARE I DUE SBARRAMENTI?

La probabilità di non farcela è bassa, i sondaggi di cui disponiamo noi ci confortano. Abbiamo notato che i sondaggi telefonici paiono sottostimarci, mentre i sondaggi telematici sono più beneauguranti.
Noi siamo molto ottimisti: del resto, se non fossimo “pericolosi” Berlusconi non avrebbe incoraggiato a non votarci; semplicemente, ci avrebbe ignorato. Lui, come sempre, ha sondaggi molto precisi: se si muove in prima persona, qualcosa vuol dire.

riccardo de caria

DEL VOSTRO PROGRAMMA, COSA RISCUOTE MAGGIOR SUCCESSO IN QUESTE SETTIMANE DI CAMPAGNA ELETTORALE?

La prima cosa che è piaciuta molto è la data di nascita del programma: esso esiste da luglio, ed è sempre stato dettagliato, preciso e credibile. Abbiamo evitato di cadere in proclami irrealizzabili: c’è chi parla di rimborso dell’Imu, di 4 milioni di posti di lavoro, addirittura del reddito di cittadinanza – un discorso disonesto intellettualmente perché chi lo fa sa perfettamente di proporre un qualcosa di irrealizzabile.
Tra i vari punti, comunque, piace molto l’idea di riduzione massiccia della spesa pubblica: noi, a differenza di altri, abbiamo da subito pubblicato i numeri che dimostrano come tagliare le tasse, azzerare l’Irap e ridurre l’Irpef di un terzo.

IL VOSTRO LEADER, GIANNINO, È UN EX GIORNALISTA. IN ALTRI PARTITI SONO CANDIDATI EX GIORNALISTI ED EX MAGISTRATI: NON È PREOCCUPANTE, IN UN PANORAMA DEMOCRATICO, CHE PERSONAGGI MOLTO NOTI POSSANO “COSTRUIRSI” UN APPEAL POPOLARE PER POI CANDIDARSI A CARICHE POLITICHE?

C’è da fare una differenza tra un giornalista e un magistrato.
Un giornalista ha una sua reputazione, certo, ed un ruolo di responsabilità nel momento in cui espone i fatti o esprime opinioni. Sarebbe opportuno, vero, che non ci fossero queste confusioni; ma in un Paese strano come l’Italia non è la prima volta che accade un giornalista decida di proporsi politicamente: Oscar Giannino non è certamente il capofila, e noi siamo comunque ben contenti della scelta che ha fatto.
I magistrati sono un problema un po’ più delicato: sicuramente secondo noi la scelta dev’essere irreversibile; inoltre, dovrebbe intercorrere un minimo di pausa tra l’incarico giudiziario e la candidatura politica.
Piero Grasso dalla sera alla mattina ha cambiato ruolo: così facendo si danneggia moltissimo la credibilità della magistratura.

NELL’OTTICA DI FUTURE ALLEANZE A QUALE DELLE TRE GRANDI COALIZIONI VI SENTITE PIÙ AFFINI?

Nessuna delle tre coalizioni, in questo momento. Per ora siamo all’opposizione di tutti, ma pronti a dare appoggio a tutti i tagli della spesa pubblica, chiunque sia a proporli.

QUALCUNO VI DEFINISCE “DEI GRILLINI CHE HANNO STUDIATO”. LE PIACE LA DEFINIZIONE?

Si, mi piace [sorride, NdR]. Ma non voglio peccare di arroganza nei confronti dei grillini: non voglio dire che non sono preparati o che non hanno studiato.
Sono sicuramente competenti: sicuramente il loro tempo sui libri l’hanno passato, ma secondo noi lo hanno passato sui libri sbagliati. Hanno studiato sempre e solo le stesse tematiche: denotano una scarsa conoscenza di problemi diversi dai loro cavalli di battaglia.
Non si accorgono che le ricette da loro proposte sono inattuabili, e se per assurdo le attuassero avremmo in meno di 24 ore gli ispettori del Fondo Monetario Internazionale a esautorarci sostanzialmente della nostra sovranità nazionale. Andremmo immediatamente in rovina.

 IL NOME IN NEGATIVO (“FERMARE IL DECLINO” ANZICHÉ, AD ESEMPIO, “STIMOLARE LA CRESCITA”) È CONTRARIO A TUTTE LE REGOLE TRADIZIONALI DELLA COMUNICAZIONE, MA HA UNA SUA EFFICACIA: COME È NATO?

Il suo essere “in negativo” ci ha portati in effetti ad aggiungere al nostro nome il verbo “FARE”, più propositivo. 
Il nome “Fermare il declino”, però, ha avuto sul piano della comunicazione un successo eccezionale: questo perché il declino è evidentemente un concetto concreto, ben chiaro tanto alle famiglie quanto alle imprese.
Ma fermare il declino non ci basta: il nostro obiettivo è tornare a crescere, e la crescita economica è un qualcosa che l’Italia ha già dimostrato di essere capace a fare.

Umberto Mangiardi
@UMangiardi

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