A very British week #2 – BoJo e Jezza, primo faccia a faccia in tv

Cosa è successo la scorsa settimana in Gran Bretagna?

Domenica 18 novembre:

Oggi Boris Johnson in una intervista ha dichiarato che dopo la Brexit il Regno Unito si doterà di una legislazione sull’emigrazione simile a quella Australiana. Il modello australiano si basa su un sistema a punti per poter accedere al permesso di soggiorno.
Quel modello però prevede anche misure draconiane nei confronti degli immigrati irregolari, compresi i richiedenti asilo, che vengono tenuti a lungo in centri di detenzione durante il processo di valutazione del loro caso.

Martedì 19 novembre:

A Very British Week: primo faccia a faccia in tv tra Johnson e Corbyn, per la gioia di oltre 6 milioni e mezzo di britannici.
Primo faccia a faccia in tv tra Johnson e Corbyn, per la gioia di oltre 6 milioni e mezzo di britannici.

Primo faccia a faccia in tv tra Johnson e Corbyn: 6.7 milioni di persone hanno visto il confronto ieri sera.
Questa è di per sé già una piccola vittoria per Corbyn che difficilmente aveva prima mai avuto l’occasione di parlare direttamente ad un pubblico così ampio.

Nel 2017 Theresa May si era rifiutata di confrontarsi direttamente, perché talmente avanti nei sondaggi che temeva di fare solo danni. Johnson invece ha accettato la sfida e, leggendo anche i commenti della stampa britannica, pareggiandola ha subito una – seppur piccola – battuta d’arresto.
In ogni caso è stata per tutti e due una occasione per accreditarsi come unici due grandi protagonisti di questa campagna elettorale, a scapito degli altri partiti più piccoli.

Durante il dibattito, l’account twitter dell’ufficio stampa dei conservatori ha cambiato nome, logo e informazioni di profilo per trasformarsi in “factcheckUK“, mantenendo il contrassegno degli account verificati, travestendosi da fonte neutra per criticare più efficacemente Jeremy Corbyn.
Dura condanna di gran parte del mondo del giornalismo britannico e da Twitter, ma nessuna conseguenza diretta: l’account ora è tornato ad essere quello dell’ufficio stampa conservatore, ma i tweet “neutrali” rimangono.
Le polemiche stanno dominando il dibattito del giorno dopo e i conservatori non ci stanno facendo bella figura.

Giovedì 21 novembre:

Ecco i sei punti chiave del Manifesto Laburista:

  1. investimenti per 26 miliardi di sterline nell’NHS (la sanità britannica), stop alle privatizzazioni del settore ospedaliero e esclusione del servizio sanitario da accordi con gli Stati Uniti;
  2. costruzione di un milione di nuove case popolari, introduzione di un tetto massimo agli affitti con l’obiettivo di affrontare il dramma dell’emergenza abitativa;
  3. aumento salariale del 5% per insegnanti, infermieri e dottori entro il primo anno di governo;
  4. avvio di una rivoluzione industriale “green” tassando le grandi aziende produttrici di combustibili fossili;
  5. costruzione di una rete a banda larga per internet super veloce disponibile gratis per tutti;
  6. nessun aumento di tasse per il 95% della popolazione.

Su Brexit: avvio delle trattative per un accordo che preveda una unione doganale con l’UE, con accesso al mercato unico.
Tradotto: Norvegia più qualche cosa (semi cit.).
Chiuso l’accordo con l’UE, referendum confermativo con l’opzione “remain” sulla scheda.
Corbyn nella campagna referendaria resterà neutrale, promettendo di rispettare qualunque sia il verdetto referendario.

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Domenico Cerabona e Federico D’Ambrosio

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