Elezioni: chi favoriscono le dimissioni del Papa?

Il Papa dice addio

Sono passate pochissime ore dalle dimissioni del Papa, ed è certamente un azzardo provare a prevedere quali saranno le ripercussioni di questo evento – Storico, con la maiuscola d’ordinanza – sul microcosmo della campagna elettorale italiana in corso: ma prevedere che avranno ripercussioni è fin troppo facile. Vaticinare è rischioso; tuttavia un possibile spunto potrebbe essere il seguente.

I giornali e le tv per i prossimi giorni daranno (giustamente) una grandissima importanza a questo avvenimento, con una copertura totale. Almeno per una settimana, le indiscrezioni e le previsioni su chi sarà il successore di Benedetto XVI saranno la notizia di apertura e di prima pagina di quasi tutte le testate nazionali. Questo metterà il silenziatore a una campagna elettorale sì velenosa, sì roboante, ma del tutto aleatoria e incentrata su sparate e battibecchi più che su temi prettamente politici e concreti.

Monti con il cagnolino adottato ieri alle Invasioni Barbariche Monti con il cagnolino adottato ieri alle Invasioni Barbariche



Gli inseguitori del centrosinistra nell’ultimo periodo si sono lanciati in un massiccio martellamento basato su annunci shock, battute piccate, sparate demagogiche: tutti, chi più chi meno, caratterizzati da una bassa realizzabilità e da una altissima presa emotiva su diverse categorie di popolazione, dall’assegno di cittadinanza di Grillo ai condoni tombali del centrodestra. 

Ora però lo scenario cambia: le notizie che ieri erano in “apertura” (così, in gergo tecnico, la notizia posizionata in testa a giornali e telegiornali) slittano – per le prossime settimane – in terza-quarta fascia. Avranno molto meno spazio, da oggi fino al giorno delle elezioni. Anzi, è possibile pensare che la campagna elettorale – soprattutto in un Paese come l’Italia fortemente cattolicizzato per ovvie ragioni – verrà più o meno congelata.

Scene come questa avranno molto meno risalto da oggi? Scene come questa avranno molto meno risalto da oggi?



Questo “congelamento” potrebbe avere ripercussioni più consistenti del solito: le boutade di cui sopra erano volte a raggranellare consensi non negli schieramenti di convinti (i grillini duri e puri, i berlusconiani de fero, i “tecnofolli” – lasciatemeli chiamare così), ma tra i sempre presenti (e sempre più numerosi) indecisi. Gli incerti dell’ultima ora, a questo punto, potrebbero definitivamente scegliere di non andare a votare, o addirittura di votare per “quello che vince” – e cioè il favorito Bersani: non stupitevi, c’è gente che percepisce le elezioni come le votazioni di Giochi senza Frontiere, e qualcuno vota “per chi vince” più per chi convince. Costoro, non potendo essere intercettati dai fuochi d’artificio finali della campagna elettorale, potrebbero nella migliore delle ipotesi decidere di non influire minimamente; nella peggiore (per gli sfidanti di Bersani) piegarsi a un “ragionamento” del genere.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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