E se il Reich avesse vinto? La frontiera tra Germania e Giappone

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L’ucronica frontiera nippo-tedesca. Fu forse decisa a Berlino in una segretissima riunione tra funzionari, militari e cartografi nazisti e dell’Impero del Sol Levante, nell’anno 1942, quando l’euforia bellica per l’Asse era massima, così come la sua espansione territoriale tra oceani e continenti.
Se i tedeschi e giapponesi avessero vinto, e se dunque fossero riusciti a realizzare da una parte il Nuovo Ordine Europeo, e a Oriente la “Grande Area di Prosperità dell’Asia Orientale” a guida nipponica, la loro frontiera sarebbe stata laggiù.

Sarebbe corsa lungo il fiume siberiano Yenisei, dalle catene montuose della Mongolia fino all’estremo nord, tra i ghiacci del Mar Glaciale Artico.

Wikipedia – anzi no, Wikireich – reciterebbe così, sotto la voce “Grande Germania” : la Germania confina a sud con l’Italia (o forse con le spiagge nordafricane, i Bagni Lido Lebensraum), a nord con il Polo Nord, ad Occidente con gli Stati Coloniali Germanici Atlantici, e a est con l’Impero del Giappone.
Sì, piuttosto impressionante e spaventoso.

A noi moderni del XXI secolo appare come una follia, lo scenario per una trama fantascientifica, o per l’appunto di fantastoria (ucronia), come il romanzo di Philip K. Dick “La svastica sul sole” o “Fatherland” di Robert Harris.
E invece settanta anni fa strateghi ebbri di successi sul campo credevano davvero, e prendendosi molto sul serio, di raggiungere l’obiettivo globale, senza aspettare neppure troppo tempo e troppe campagne militari.
Blitzkrieg.
Guerra lampo ovunque.
Nei cieli.
Nei mari.
Nelle steppe.
Samurai e prussiani decisero, convinti con il dito ben pigiato sulle mappe: qua metteremo i nostri doganieri.

Federico Mosso
@twitTagli

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