Due righe serie su Stamina e su quella povera bambina

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Due (più di due, vabbè) righe serie.
Mi tocca di nuovo leggere che è morta una bambina con una malattia rara perché, nonostante un giudice le abbia garantito l’accesso al metodo Stamina, nessun medico si è detto disponibile al trattamento. Allora.

Punto primo, e punto più importante: riposi in pace. 

Punto secondo, ma d’importanza paragonabile al primo: non vorrei essere nei panni dei genitori nemmeno per tutto l’oro del mondo.

Punto terzo: se la mia macchina si guasta, la porto da mio padre che fa il meccanico. Se il mio computer si guasta, lo sbologno a mio fratello perché studia ingegneria informatica. Se devo far cucire qualcosa, lo do a mia madre che avendo lavorato per anni nel mondo del tessile ha una certa manualità. Se mi scassinano casa – cosa, tra l’altro, successa – chiamo un fabbro per farmi cambiare la serratura e chiedere consigli. Se devo cominciare a fare la dieta, chiedo al mio medico di base di consigliarmi un buon dietologo.

Se il muro di casa cade a pezzi non chiamo il verduriere. Se mi sono rotto una gamba non vado dall’orafo.
Ragion per cui, se ho una malattia rara – e fino ad ora l’ho scampata, ma non si sa mai perché lassù non stanno mai fermi – non mi affido a uno con una laurea in Scienze delle Comunicazioni. Il laureato in Scienze delle Comunicazioni mi verrà a taglio quando dovrò fare una campagna di stampa. Ma forse nemmeno (ok, odiatemi, ne avete il diritto).

Punto quarto: visto che fare un discorso di scienza, inferenze statistiche, campioni significativi, test sperimentali, riproducibilità del risultato e tutte queste altre cose sarebbe un po’ complicato, mettiamola così.
Tirereste mai una martellata al computer perché un vostro amico vi ha detto – e vi ha fatto anche vedere – che lui è riuscito a riparare il suo portatile con una martellata?

Mauro Loewenthal
@twitTagli

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