Definizioni complesse/6: fascista

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La definizione di cui ci occupiamo oggi è decisamente complessa: parliamo infatti dell’aggettivo “fascista”.

È complesso definire precisamente cosa voglia dire, oggi, essere fascista. Per farlo dobbiamo superare il limite storico che questo aggettivo si porta dietro. Perché indubbiamente il fascista era il militante del movimento/partito fondato da Benito Mussolini. Tuttavia (e io dico purtroppo) l’ideologia e il “modus operandi” fascisti non si sono estinti con il regime che dominò l’Italia nel ventennio nero. Diverse, infatti, sono state le compagini parlamentari ed extraparlamentari che hanno portato avanti i (dis)valori fascisti nel dopoguerra. Ma sarebbe ancora troppo limitante, secondo me, definire fascisti esclusivamente i seguaci di quelle formazioni.

Provo a spiegarmi meglio: il fascismo secondo me non è tanto un’ideologia politica, è piuttosto uno stato d’animo, un modo di approcciarsi al mondo. È il fastidio che si prova nei confronti del dissenso, nei confronti del diverso da te. È il non pensare che la violenza, fisica e verbale, utilizzata per affermare le proprie idee sia sempre e comunque sbagliata. È il pensare che il fine giustifica sempre i mezzi, è il disprezzo per la dignità umana, dei più deboli o di coloro che sono in difficoltà. È il nutrire il culto della potenza e dell’individualismo come valori assoluti. Quando questi (dis)valori si affermano a livello governativo, il regime che li promuove diventa inevitabilmente: fascista. O meglio, diventa totalitario.

In questa ottica, poco importa se i portatori di questi (dis)valori siano stati avversari della rappresentazione storica del fascismo o provengano da basi ideologiche “di sinistra”. Per intenderci: Stalin è stato storicamente un anti-fascista, avendo combattuto il fascismo di Mussolini, e definiva il proprio un regime comunista; ma cionondimeno era un sanguinario dittatore fascista.

In Italia molti movimenti extraparlamentari di sinistra radicale si consideravano antifascisti (e lo erano): ma non riesco a pensare niente di più fascista che gambizzare i propri avversari politici, o gioire per la morte di un commissario di polizia ritenuto un nemico politico.

Riassumendo: per non essere considerati fascisti non è sufficiente essere antifascisti storicamente, ma è necessario non assumere atteggiamenti fascisti.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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