DDL Cirinnà e gestazione per altri: 5 riflessioni sparse

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VENDERE E DONARE
L’articolo 5 del Codice Civile sancisce che “gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica“.
Traducendo: non si può donare il cuore da vivi; un rene, il sangue o il midollo, invece, sì.
Il verbo “donare” fa la differenza: vendere organi, o tessuti, è infatti vietato (fanno eccezione i capelli: quelli si possono vendere – per esempio ad aziende che producono parrucche, anche se quasi nessuno lo fa più).
È evidente che è questo il parallelo giuridico più prossimo tra quelli possibili; è altrettanto evidente che la coincidenza con il caso della gestazione per altri non è perfetta

PUBBLICO O POLITICO IL PERSONAGGIO, PUBBLICHE O POLITICHE LE CONSEGUENZE DELLE SUE SCELTE
Le azioni private di un personaggio pubblico (per esempio, Cristiano Ronaldo o Elton John), e a maggior ragione quelle di un personaggio politico (per esempio Nichi Vendola) hanno rilevanza pubblica, non solo privata.
Un principio, di per sé lampante alla logica, che è riconosciuto, per esempio, a livello giornalistico (il diritto di cronaca è esteso, per dirne una, ai fatti privati dei VIP).

DIRITTI DEGLI ADULTI O DIRITTI DEI BAMBINI?
La stepchild adoption, contenuta in un primo momento nel Ddl Cirinnà, riguarda bambini che sono già, di fatto, cresciuti come figli di una coppia e che, tramite l’adozione del figliastro, si vedrebbero riconoscere dei diritti.
Con una familiarità di diritto coincidente con quella di fatto, nel caso di un bambino che viva quotidianamente, per esempio, con i suoi due papà, si permetterebbe a entrambi i papà di poter decidere sulla salute e sull’educazione del bambino stesso: in fondo, si garantirebbe lo stesso bene giuridico che si è voluto tutelare con la disciplina delle unioni civili.

UNA QUESTIONE DI STRATEGIA
Chissà se presentare tutta la vicenda come “battaglia per i diritti degli omosessuali” è stata, strategicamente, una mossa intelligente.

FEMMINISMO DI RETROGUARDIA
Per la prima volta – credo – nella storia, una rilevante fetta di femminismo, quella che vede nella non-mercificabilità del corpo della donna un valore prioritario rispetto a qualsiasi altro valore o diritto, è stata scavalcata a (e attaccata da) sinistra da una larga fetta di opinione pubblica.

Pietro Scullino

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