Cronache calabre 2 – I saluti

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Quando il viaggio finisce (se finisce) ti trovi immediatamente nel bel mezzo di una tempesta: i saluti. Al sud il saluto è arte, rito, momento sacro, è ufficio pubblico e contemporaneamente privato, il saluto è prima di tutto un dovere. 
La buona educazione lo impone dovunque, certo, ma al sud tra i tuoi doveri di forestiero in vacanza vige la regola non scritta di fare tappa in ciascuno dei luoghi che frequenti abitualmente e lì porgere sentiti omaggi agli amici e parenti indigeni. 
Puoi decidere di fare il forestiero orso e non rispettare la regola in oggetto, ma a quel punto vattene in vacanza in un villaggio qualunque, uccidi una mucca in India e soffiati il naso in Giappone, no?

Il bus mi ha portata a destinazione, regalandomi di fianco una vecchina che, dopo aver mangiato un croissant, ha dato una golata d’acqua prendendola da una boccetta d’acqua santa. Tutti sanno cosa sono le boccette d’acqua santa? No, perché un amico al telefono ignorava l’oggetto.
Trattasi di bottigliette di plastica da circa 200 ml e di forma simile a una boccetta di profumo, recanti di fronte un’immagine santa, di solito quella della Madonna. Tali boccette vengono acquistate o riempite in pellegrinaggio a Lourdes o Medjugorje e riportate a casa per essere distribuite ai cari.
Con l’acqua santa ti bagni leggermente, come faresti in chiesa all’entrata. Una versione più ardimentosa della ricerca della santità ha portato alcuni a berne delle golate, ma non mi sentirei di consigliare la ripetizione della pratica.
Le vecchie signore che ottimizzano le risorse in tempo di crisi si portano dietro la boccetta dell’acqua santa (una volta svuotata del liquido originario) piena di acqua normale, per riutilizzarla e avere al contempo una comoda borraccia. Ecco dunque nata la “borraccia santa”.

Tornando all’arrivo, in generale ti vengono concesse un paio d’ore di tregua, durante le quali mangi e ti lavi, per poi pretendere il giro dei saluti. 
Al mare trattasi di tour soft, privo di inviti a pranzo immediati e obblighi di sosta prolungata, perché tanto ci si vede in spiaggia. Se sei molto furbo, vai a salutare tutti già con la sediolina da mare sotto il braccio, così trasmetti una sensazione di normalità che agevola la tua scarcerazione.

Per chi di voi si recasse al sud per la prima volta: un segreto è quello di affrontare il saluto con nonchalance, come se foste sempre stati lì e sempre doveste rimanere. La normalizzazione aiuta a evitare l’effetto psicologico dell’addio, del saluto definitivo, dell’abbandono, e quindi aiuta ad evitarvi un pranzo di 12 ore con 6 caffè al seguito.
Voi arrivate sportivi, se siete al mare portate asciugamano, borsa da spiaggia e pure la sedia; e dite sempre “tanto ci vedremo un sacco di volte“. “Quanto stai?” “Uff, tanto…
In questo frangente avrai solo ingollato una sfogliatella e un caffè se sei passato dai vicini napoletani, un caffè e una pitta se sei passato dai parenti calabri, un caffè e un cosciotto d’agnello se sei passato da mia nonna.

Un consiglio gratuito: se gradite molto un cibo che vi viene offerto state attenti a esternare tutta la vostra gioia. Potrebbero arrivarvene quantità da smaltire in una mensa scolastica.
Ieri ho detto che mi piacevano i fichi dei vicini, me ne hanno portati già quattro piatti.
Un respiro, fra poco è ora di pranzo.

C.
@twitTagli

 

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QUI LE ALTRE PUNTATE

 

Cronache Calabre 1 – L’arrivo
Cronache Calabre 2 – I saluti
Cronache Calabre 3 – Il Ferragosto
Cronache Calabre 4 – La Brasilena
Cronache Calabre 5 – La fede e la superstizione
Cronache Calabre 6 – I sistemi educativi

 

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