Con questa Costituzione troppe poche leggi? Non è proprio così…

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L’Italia è da tempo affetta da un grosso problema: l’ipertrofia legislativa.
Vigono, ad oggi, un numero imprecisato tra 150.000 e 200.000 leggi, in Italia, contro le 7.000 leggi francesi e le 5.500 leggi tedesche.
Insomma, di leggi ne abbiamo troppe. Quello che manca è un programma politico coerente e, lasciatemi dire, ideologicamente orientato, che stabilisca che tipo di Paese si vuole andare a costruire e persegua obiettivi precisi nell’ambito di una visione organica.

Il fronte del SI’ si propone di accelerare il processo normativo, paventando la paralisi del Paese in assenza di semplificazioni. A Costituzione vigente, il Governo non sarebbe in grado di governare né di legiferare.
Eppure pare che ci sia il problema opposto.
Abbiamo interventi normativi estemporanei, troppo frequenti, che rendono difficile persino agli operatori del diritto individuare la normativa applicabile.

Un paio di esempi concreti. 

  1. Il diritto del lavoro ha visto, negli ultimi cinque anni, una schizofrenica modifica delle normative processuali, della disciplina delle dimissioni e della risoluzione consensuale, della procedura applicabile all’impugnazione dei licenziamenti, delle collaborazioni a progetto.
  2. Il diritto fallimentare ha visto una successione di interventi a riforma del concordato preventivo, neanche torppo coerenti tra loro.
  3. Il diritto delle esecuzioni è ormai appannaggio di pochi addetti ai lavori: la normativa cambia minimo una volta all’anno.

Inoltre l’iniziativa di legge è stata esercitata prevalentemente dal Governo. Persino il Jobs Act è costituito da un insieme di decreti legislativi: ossia da testi elaborati dal Governo, su delega (peraltro molto ampia) del Parlamento, che si è appunto limitato a indicare all’esecutivo alcune linee guida.
A prescindere dall’opportunità o meno delle modifiche alla Costituzione proposte da Renzi, l’unica ipotesi di reale paralisi dell’attività legislativa, mi sembra evidente, è quella di un tracollo politico. 
Di questo il fronte del SI’ dovrebbe assumersi la responsabilità.
La personalizzazione di questo referendum ha, infatti, un nome e un cognome: Matteo Renzi.

Irene Moccia

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