Come abbiamo visto Barcellona-Bayern Monaco (semifinale di andata 2015)

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Per due settimane il mondo del calcio ha sognato la semifinale di Champions League tra Barcelona e Bayern Monaco (inclusi noi: ne parlavamo qui). L’immagine era più o meno quella di due squadre che, racchiusi in una ventina di metri massimi tutti i 22 giocatori – sì, anche i due portieri –, si contendevano schizofrenicamente il possesso del pallone per il puro amore della palla, per l’ambizione a trattenerla per tutti i 90’ e per impedire all’avversario di toccarla anche solo per un secondo, in una vorticosa schermaglia di pressing, contrasti e giocate di fino, nella quale, alfine, nessuno dei ventidue in campo avrebbe mai tentato di segnare un goal.

È vero, i tedeschi e gli spagnoli sono gli alfieri del cosiddetto tiki-taka, del giro palla estenuante alla ricerca del passaggio + movimento perfetto che mandi in porta pallone e possibilmente anche il giocatore.
Dato che le due squadre avrebbero giocato con un solo pallone (e mancando questo di doti ubiquitarie) e trattandosi pur sempre di calcio, la contesa per il possesso della sfera, pur potendo assumere ritmi frenetici e ossessivi, doveva necessariamente avere un vincitore e un vinto determinato dalle reti segnate, perlomeno al termine dei due match.
Il problema era che, prima che venisse dato il fischio d’inizio, non c’era modo di prevedere che direzione avrebbe preso il match tra i catalani e i bavaresi.

AL FISCHIO D’INIZIO LE DUE SQUADRE ERANO COSÌ DISPOSTE – Incominciamo dagli ospiti: Guardiola sorprende tutti con un 3-5-2 che vede i tre centrali difensivi molto larghi in modo da prendere sempre l’uno-contro-uno con i tre attaccanti blaugrana e Rafinha esterno sinistro di difesa. A centrocampo, Lahm gioca centrale vicino a Xabi Alonso, Thiago si muove più basso ed esterno, mentre Schweinsteiger gioca quasi da trequartista e a ridosso di Busquets. In attacco, Lewandoski (in campo con maschera e una frattura alla mandibola) e Müller.
Guardiola fronteggia diverse assenze: Robben, Alaba, Ribery, Rode; praticamente, la sua unica scelta di formazione è stata quella di tenere fuori Götze.

Luis Enrique dà, come spesso in questa stagione, ancora una volta l’idea di essere più un gestore di talenti che un allenatore e schiera la formazione tipo: 4-3-3 senza Xavi e con Rakitic, oltre al tridente Messi Suarez Neymar.

 

La domanda che tutti ci siamo posti è stata quanto potesse tenere lo schieramento a tre dei tedeschi. Non che si sia verificato un monologo barcelonista, e anzi, il match è sembrato fin da subito combattuto e avvincente. Come prevedibile, le due squadre non riuscivano a dispiegarsi efficacemente a causa del pressing avversario: se in campo non vi fossero stati i vari Iniesta, Thiago Alcantara, Messi e Xabi Alonso si sarebbe quasi potuto dire di ‘partita confusa’.
In questo gioco a specchio, il Bayern però soffriva l’uno contro uno impostogli dal suo allenatore. Al 12’ Neuer compie un miracolo su Suarez solo lanciato a rete da Messi, e al 15’ Neymar fa tremare tutta la curva bavarese con un rimpallo in area (assist dell’uruguagio) che esce di pochissimo.

Al 16’, il Bayern ha già abbandonato il proposito della difesa a tre. Non è chiaro cosa si proponesse Guardiola mettendo così i propri uomini; forse avere la superiorità a centrocampo, forse mettere un doppio uomo nella zona di campo dell’argentino (Rafinha e Bernat, il quinto di sinistra a metà campo).
Comunque l’esperimento non è sperimentalmente fallito soltanto perché il buon Pep si è intelligentemente ravveduto schierandosi subito dopo a quattro.
Il minuto dopo, il Bayern ha la chance del match: triangolo Müller-Lewandoski, Pique e J.Alba perdono i due attaccanti bavaresi e l’ex Dortmund si ritrova solo davanti alla porta con palla in movimento, ma incredibilmente la manca e l’occasione sfuma.

Da questo momento in poi, a parte un’altra super parata di Neuer su Alves (splendido l’assisti di Iniesta), il Bayern rischia poco pur non essendo veramente in controllo del match. Le due squadre si equivalgono, anche se i catalani sembrano un po’ più cattivi in fase di pressing e Messi dà l’impressione di stare molto bene: si infila ovunque ed è immarcabile.
I tedeschi, comunque, tengono il risultato e si va negli spogliatoi sullo 0-0.

IL SECONDO TEMPO – Nessuno prevale, l’equilibrio continua. I tedeschi impressionano per la capacità di fronteggiare il Barcelona in Spagna a viso aperto facendo a meno di tre giocatori come Robben, Ribery e Alaba. I catalani forse sembrano meno squadra e il loro pressing ha perso d’intensità, ma continuano ad applicare il loro gioco strenuamente.
Il match in questo momento è bello e noioso allo stesso tempo.
Noioso perché, equivalendosi, le due squadre si annullano a vicenda e la storia della partita ne risente: botta di Messi da fuori al 57’, sette minuti dopo un tiro alto di Neymar da buona posizione in area, al 70’ un tiro strozzato da Thiago Alcantara e deviato da un difensore del Barca prima della presa sicura di Ter Stegen (il portiere di coppa, astrusità tutta luisenriquiana).

Ma lo spettacolo, in realtà, è anche bello: bello perché le due squadre ripetono quasi ossessivamente quanto impartito dai loro allenatori.
Il Bayern, che ha problemi di formazione e gioca fuori casa, mostra una tenacia davvero ammirevole nella gestione della palla e del match. Il Barcelona aspetta, non guardingo perché non è nelle sue corde, ma attento, rispettoso dell’avversario.

“MARIO, ZEIG DER WELT, DASS DU BESSER ALS MESSI BIST” (Mario Götze, mostra la mondo che sei più forte di Messi) – Poco prima che entri in campo Götze, il commentatore della ZDF (la tv che trasmette il match in Baviera) ha pronunciato questa frase. È un’autocitazione di quanto detto 9 mesi fa dallo stesso durante la finale del mondiale al momento dell’ingresso in campo del giovane tedesco. 
Götze segnò il goal della finale. 
Ecco, diciamo che ieri non è andata proprio allo stesso modo.

Che dire di Messi? La sua partita, giunti al 75’, è già positiva: la cura Luis Enrique che lo ha riportato largo a destra togliendolo dalle strettoie del falso nueve ha ridato fantasia al suo gioco, e i tre-quattro kg persi gli hanno restituito smalto e sprint nel puntare l’uomo.
Ha già mandato in porta Neymar a inizio match e si è fatto vedere vivo e pimpante su tutto il fronte d’attacco dove i difensori tedeschi non l’hanno praticamente mai fermato.

Al 77’ Thiago Alcantara recupera palla sulla sinistra, in difesa, e tenta di saltare un uomo. Ci riesce, ma il controllo è impreciso, la palla si allunga e finisce tra i piedi di Dani Alves che la passa a Messi. La palla ce l’ha lui, il Diez argentino.
Si accentra leggermente puntando la porta.
Nei pressi ci sono Boateng e Lahm, potrebbero ostacolarlo, ma sono un po’ lenti e non fanno in tempo.
Messi tira, forte, sul primo palo: gol.
Neuer non ci arriva, forse ha sbagliato, ma è difficile dargli la colpa: Messi, da quella posizione, tenta spesso la soluzione a giro sul secondo palo e comprensibilmente il numero uno bavarese ha aspettato qualche secondo prima di fare quel passetto verso sinistra che probabilmente l’avrebbe salvato dal subire il goal sul primo palo.
Il goal ricorda un po’ quello della finale di Wembley di Messi contro il Manchester United, anche se qui il tiro viene scoccato da posizione più defilata.
Notare bene: il Barcelona ha segnato al primo tiro da fuori area.

Tre minuti dopo, Messi show, parte seconda. Rakitic ha la palla a centrocampo, non è coperto, vede il corridoio e lancia Messi profondo un po’ verso destra.
È Messi contro Boateng, il quale non vuole lasciargli l’interno perché sa che se l’argentino avrà, anche solo per mezzo secondo, lo spazio libero verso la porta su quel lato replicherà quanto fatto pochi minuti prima. Il posizionamento del difensore tedesco non è comunque perfetto: frontale rispetto alla palla che avanza.
Finta verso il centro area, il centrale si volta, poi cambio di direzione e Messi corre diritto come se dovesse calciare di destro. Boateng è caduto, ha perso l’equilibrio. Messi è solo contro Neuer che anche questa volta rimane in piedi per non farsi scavalcare. Tocco morbido di destro, Neuer è passato. Rete. Messi 2 – Bayern Monaco 0.

Al 93’, il Bayern, ingenuamente sbilanciato in avanti, prende il terzo gol da Neymar dopo uno scambio tra Suarez e Messi e l’assist repentino di quest’ultimo (se volete, simile al passaggio che fece a Villa nella manita del novembre 2010 al Madrid di Mourinho).
Fischio finale.

GIUDIZIO CONCLUSIVO – Un tre a zero che non lascia speranze ai tedeschi, ha vinto l’attacco più forte. L’ultima azione, con Suarez che resiste al fallo e passa la palla a Messi, è emblematica: questa squadra non è più la giostra del tiki-taka (a fine partita il possesso è al 55% dei tedeschi), ma un superbo collettivo che riconosce la supremazia del proprio attacco e lo valorizza, mettendolo sempre in condizione di sprigionare il proprio potenziale.
Il Bayern ha giocato una buona partita, fino al 75’ una grande partita, ed è caduto soltanto di fronte al genio di Messi.

In Germania Guardiola verrà criticato per aver trasformato i tedeschi in spagnoli e averli costretti a un possesso palla fine a se stesso, ma la realtà è che quello è sembrato l’unico modo per imbrigliare gli schemi del Barcelona e che a 15’ dalla fine più o meno tutti pensavamo che la partita sarebbe terminata in parità.
Poi è arrivato Messi, e, come Guardiola aveva annunciato nella conferenza stampa pre-match, è stato inarrestabile.
La qualificazione è già decisa, ma al ritorno vedremo comunque un bell’incontro perché i tedeschi sono orgogliosi e scenderanno in campo per la vittoria e per dimostrare il proprio valore.
L’unico rimpianto è non aver visto questo match con Robben e Alaba in campo perché sarebbe stata certamente un’altra partita.

Maurizio Riguzzi 
@twitTagli 

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