Civati e quella voglia di leadership

Che Pippo Civati sia un ambizioso si è sempre saputo. Dall’inizio della sua carriera nel Pd ha sempre cercato (in buona fede o meno) posizioni che lo mettessero in luce, impegnato costantemente a smarcarsi dalle linea della leadership Pd. Basta volgere un attimo lo sguardo al passato ed emerge chiaramente l’atteggiamento da outsider: l’outsider infatti prende le distanze dal leader e si mette in competizione con questo.

Descriverei Civati come colui a cui piace “correre da solo”, e questa è proprio l’accusa che l’onorevole ha rivolto ad un altro gallo del pollaio Pd: Matteo Renzi.

È significativo il fatto che l’alleanza tra i due rottamatori sia durata non più di un anno: il gioco di squadra non è per chi vuole emergere.

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Verificata l’impossibilità di un governo di minoranza o di alleanza con M5s, il Pd si è ricompattato attorno alla figura di Letta e del suo nuovo governo Pd-PdL; anche chi più di tutti ha gridato nei giorni scorsi contro le “larghe intese” pare essere tornato nei ranghi.

L’unico irriducibile è l’onorevole Civati.

Ora più che mai, dopo il passo indietro di Bersani e l’inizio della corsa alla carica di segretario Pd, a cui Civati ha dichiarato di voler partecipare, occorre verificare che la posizione presa dal deputato sia genuina e disinteressata e non mero calcolo politico, non sola intenzione di mettersi a capo di quel gruppo di elettori che non ammettono alleanze con il “Caimano”.

Non vorrei che la segreteria Pd passasse da un “onesto senza leadership” a un leader disonesto.

Francesco Cottafavi

@FCPCottafavi

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