Chiara Appendino e la carne: se i 5 Stelle hanno (per una volta) ragione

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Guardate cosa mi tocca fare: parlare bene di Chiara Appendino genera in me quel tipo di sforzo psicofisico che paragonerei al partorire un triceratopo adulto senza cesareo: è un concentrato di cose che detesto, dall’affiliazione politica al Movimento 5 Stelle all’altrettanto deplorevole fatto di avere lavorato per la Juventus. 
Il mio problema è che non riesco a stare zitto, perché per una volta un pubblico rappresentante, per giunta recentemente eletto amministratore della città in cui vivo, esprime un concetto tanto banale quanto universalmente condivisibile come questo: 

«Una dieta ricca di frutta e verdura è una scelta alimentare statisticamente più sostenibile, etica e salutare di un regime alimentare non controllato, come dimostrano molti studi compiuti da organismi internazionali, compresi FAO e ONU. Quello che io vorrei è semplicemente che i nostri stili di vita e le nostre scelte alimentari siano più consapevoli e informate».

Doveva trattarsi proprio di un 5 Stelle? Ma non poteva rilasciare la stessa dichiarazione Ignazio La Russa? Quanto sarebbe stato bello? Non potevamo beccarci noi una Michelle Obama qualsiasi? « Every day, with the food you serve, you’re teaching them these critical lessons about nutrition and healthy eating. You’re shaping their habits and their preferences, and you’re affecting the choices that they’re going to make for the rest of their lives. So now just multiply that by the 31 million kids in the school meal program, and it’s clear that all of you don’t just shape the future of individual students; you help to shape the future of this country. »

Il fatto che gli strilloni dei quotidiani locali e nazionali in merito alla tormentata questione “Appendino vuole trasformare Torino in un futuro distopico in cui è vietato il consumo di carne” non abbiano considerato la somiglianza degli argomenti tra quelli della sindaca e quelli della quasi-ex First Lady è indicativo: se Michelle Obama invita a limitare il consumo di carne in relazione a salute ed ecologia, si parla di grande coraggio, innovazione e progressismo. Se Chiara Appendino dice la stessa cosa, è un mostro. 

Perché una dichiarazione di questo tipo, che rientra nel reame del “buon senso” e per questo motivo sarebbe qualcosa da conservare e tutelare rigorosamente come esemplare raro, soprattutto se a pronunciarla è un esponente del Movimento 5 Stelle, genera queste reazioni?
Molto semplicemente, perché si parla di cibo. E quando a noi italiani ci toccano il cibo, diventiamo pazzi. 

La cosa drammatica è che abbiamo praticamente tutti torto
Hanno torto anche quelli che rispondono dicendo: “La politica non dovrebbe entrare in cucina”. Può e deve entrarci, regolamentando gli sprechi e promuovendo una semplicissima quanto fondamentale “alfabetizzazione alla nutrizione”. La politica deve interessarsi a un elemento cruciale della società civile e della vita umana sul pianeta Terra come l’alimentazione. E ognuno di noi deve imparare a convivere con il fatto che mangiare equivale a fare una scelta, che ha conseguenze e ricadute. 
Il cibo è cultura, tradizione, religione, legami familiari, storia, geografia, biologia, ed è anche etica. Lo è a prescindere da come la si pensi in materia. 

Escludo categoricamente che Torino diventerà mai una “città vegana”. Ma se invece entrasse davvero in vigore una “domenica vegetariana” di qualche tipo, sarebbe così offensivo e lesivo nei confronti dei diritti umani?
Pluralismo e tolleranza significa accettare la domenica verde tanto quanto la sagra della porchetta, e Torino è una delle città più invase da Street Food Parade di ogni tipo, dove di sicuro non sono i carnivori ad essere discriminati e privati di opzioni. 

A me dispiace doverne parlare in questi termini, seriamente. Soprattutto se le parole “Appendino” e “condivisibile” occupano lo stesso spazio logico. 
Ne soffro, ma soffro ancora di più a riflettere su un fatto: quando qualcuno prende una posizione etica su qualcosa per cui non ci sentiamo totalmente a posto abbiamo l’impressione di essere giudicati. Ecco perché odiamo gli ecologisti, i militanti appassionati, le auto elettriche e sì, i grillini. Perché a volte ci fanno sentire giudicati. E quando le persone si sentono giudicate, si scagliano con furore irrazionali su posizioni anche piuttosto semplici e “di buon senso”. 

Ovviamente, esistono categorie umane capaci di posizioni altrettanto stupide e pericolose: tutti abbiamo avuto a che fare con un vengano moralizzatore nella nostra vita, e l’intransigenza priva di moderazione è sempre una cosa stupida. È però altrettanto stupido proporsi come “carnivori moralisti”, in particolare se poi i tuoi contro-argomenti sono sul livello del classicissimo: “Beh allora vietiamo gli zampironi per non danneggiare le zanzare”. 

È sempre brutto quando il buon senso viene travolto dalla caciara gratuita. Quest’ultima è spesso prerogativa proprio dei 5 Stelle, ed è quindi ancora più importante fare emergere le (sempre più rare) parole moderate ed equilibrate. 
Se non facciamo attenzione a difenderle, prima o poi spariranno del tutto. Un po’ come il vostro amato bacon. 

Davide Mela

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