Capotreno assaltato col machete: cinque reazioni e una speranza

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Villapizzone, passante Trenord: un controllore viene ferito da un gruppo di sudamericani con un machete. La notizia dovrebbe concludersi così: un gruppo di deficienti, ferisce un pubblico ufficiale. La polizia li trova, il giudice decide la pena, i medici curano il controllore (che fortunatamente non perderà il braccio).

Invece no: ad un anno dalle elezioni comunali a Milano, tutto diventa argomento politico. Fino ad ora ho raccolto equamente argomentazioni stupide sia tra gente del centrodestra sia tra persone di centrosinistra in inconscia deriva salviniana (a dimostrazione che il Salvini-pensiero può sfondare ovunque):

 

  1. ARMIAMO I CONTROLLORI. Come già succede in Gran Bretagna. Bellissima idea, se non fosse che la cambiereste alla prima notizia del controllore che in una lite ammazza il collega con l’arma in dotazione.
  2. CI VUOLE MAGGIORE POLIZIA. Argomentazione avvalorata da Maroni.
    Sicuramente se mettessimo un poliziotto ogni metro quadro del suolo lombardo, non ci sarebbero più crimini e delinquenti.
    Piccolo inconveniente: ne servirebbero due milioni e 300mila. Consiglio a Maroni di iniziare la ricerca.
  3. RIPORTIAMOLI A CASA LORO. Vabbè, questa si commenta da sola.
  4. CI VUOLE CERTEZZA DELLA PENA. Non importa quale, perchè se ci fosse certezza della pena (come se già non ci fosse, in questi casi. Figurati, non stiamo mica parlando del milionario che corrompe il politico, ma di gente che passerà dalla difesa di un avvocato d’ufficio) è noto che il ragazzetto col machete eviterebbe di utilizzarlo, perchè prima chiamerebbe il proprio avvocato per informarsi sulla sua situazione in caso di utilizzo di un’arma. 
  5. METAL DETECTOR ALL’ENTRATA DELLE STAZIONI. Così al lavoro e all’università ci arriviamo 5-6 giorni dopo.

 

La questione è che questi casi sono inevitabili. È triste dirlo, ma a prescindere dalla provenienza storico, linguistica, razziale (sigh); a prescindere dal colore della pelle; a prescindere dai personaggi che girano per la Lombardia e l’Italia, ci sarà sempre un folle armato che in una lite (qualunque sia il motivo) mena, tira fuori armi, addirittura uccide. 
L’unica carenza in tutta questa notizia è “l’educazione”: se il ragazzetto avesse avuto un’educazione vera in famiglia (prima di tutto) ma anche a scuola, il problema sarebbe stato arginato a monte. Invece, lasciati al branco, i ragazzini diventano lupi. 
In due anni da pendolare ho visto ragazzi, zarri, tamarri, ma anche persone in giacca e cravatta rispondere “vaffanculo, figlio di troia” (nel migliore dei casi) al controllore che voleva farli scendere perchè sprovvisti del titolo di viaggio.
Controllori che spesso sono ragazzi o ragazze, che si trovano soli a gestire situazioni molto difficili.

Per combattere il crimine e la delinquenza bisognerebbe partire dal rispetto, e magari anche dalla mancanza di indifferenza quando succedono fatti del genere. Sì, parlo proprio di noi che assistiamo. 
E dalla parte dello Stato spero che la pena a questi latinos non sia draconiana né esemplare: spero che sia giusta, per farli poi reinserire nella società.
Non la pena dura, non 4-5 anni di carcere (con liberazione condizionale) passati a guardare le mattonelle al muro. Ma qualcosa di più utile, per il bene di tutti. Incluso il loro.

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@wirko94

credit photo: La Repubblica

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