Calciopoli, uno scandalo con troppi sospetti

Quando si parla di Calciopoli io penso che il vero problema non sia stato solo questo scandalo ma la mancata informazione a riguardo, o meglio, l’errata informazione a riguardo.

Quando tutto è scoppiato ci avevo creduto pure io. Sembrava vero che l’ex ferroviere Luciano Moggi avesse tutto in mano, che tutto passasse da lui. C’erano quasi riusciti a farmela bere, giuro! Peccato che poi ho iniziato ad informarmi seriamente.

enzo-biagi-1Ed a capire definitivamente che il termine “Calciopoli” fosse assolutamente sbagliato, è più azzeccato “farsopoli”. Forse vi state chiedendo come mai, magicamente, mi sia chiesto se fosse tutto vero, e come mai abbia deciso di indagare andando a vedere, ascoltare e leggere (quanto più possibile) le udienze del processo. Domanda giusta perché è stato difficile all’inizio non credere alla farsa, se contiamo che qualsiasi canale di “informazione” recitava lo stesso copione a senso unico. Ma una domanda mi è sorta subito nella mente: “ E’ mai possibile che con tutti i potenti del calcio, Moggi riuscisse a comandare tutti? Eppure c’erano i vari Berlusconi, Galliani, Moratti, Facchetti, Baldini, Lotito e chi più ne ha, più ne metta…”. Questa domanda si era davvero insediata nel mio cervello e non se ne andava, fin quando un giorno, alla ricerca di informazioni sul web, mi sono imbattuto in una frase di Enzo Biagi detta poco prima di morire, che recitava così (la riporto integralmente):

 “Una sentenza pazzesca, e non perché il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perché costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome. Una sentenza pazzesca perché punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perché tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”.

Questa frase mi ha colpito molto e mi ha fatto buttare a capofitto alla ricerca di informazioni. Più mi informavo sull’argomento, e più trovavo cose che non quadravano.

Intercettazioni che sono state letteralmente scartate nonostante fossero considerate pericolose (contrassegnate con baffi rossi nelle relazioni dei carabinieri), solo perché non erano dei dirigenti bianconeri. Il pm che sosteneva che non ci fossero intercettazioni dell’Inter mentre poi ne sono state trovate una valanga, anche queste tutte scartate.

L’investigatore Attilio Auricchio che nell’aula del tribunale, dichiara apertamente che le indagini le faceva con la “Gazzetta dello Sport”, creando sgomento ed incredulità tra i presenti al processo. La Juventus che con gli arbitri “associati” (dall’accusa) a Moggi ha preso meno punti (la media di 1,89 punti) rispetto agli arbitri non “amici” (media di 2,63). E che amici sono se ti sfavoriscono?

L’Inter, neanche minimamente toccata dallo scandalo, è passata da perdente a vincente, grazie a giocatori che eranotribunale_JU29RO_GN nella Juventus, come Ibrahimovic, inspiegabilmente svenduti a prezzo stracciato, e ad una diretta rivale, cosa non molto logica ed alquanto sospetta.

Ci sarebbe molto altro da dire, ancora non è molto chiaro il motivo per cui fino adesso, su queste lacune investigative non si è fatta chiarezza o per lo meno non si è fatta luce.Ma una notizia mi ha rallegrato l’altro giorno, hanno fatto partire un’indagine sull’inchiesta di farsopoli. Dopo una quantità industriale di denunce si sono decisi! Sperando che si faccia seriamente e che, oltre a portare a risultati seri, ci sia una diffusione di massa di quest’ultimi. Io continuo a documentarmi, nella speranza che anche altre persone, magari non juventine, facciano altrettanto.

Ma forse con la mentalità italiana e l’anti-juventinità diffusa nel nostro Paese, questo è chiedere o sperare troppo.

Alessandro Bongiovanni

@Ale_Bongiovanni

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