Boccassini, lasci stare i 9 milioni (di persone)

Ilda Bocassini

Ascoltando la requisitoria del magistrato Boccassini, mi è venuta in mente una riflessione di Hannah Arendt ne “La banalità del male”: si processano le persone, non la storia.

Mi pare che la Boccassini, nell’ultima arringa, abbia voluto esagerare. Mi pare che si sia voluta spingere oltre la persona di Berlusconi, fino ad arrivare al berlusconismo. Nel duro attacco di lunedì il magistrato non ha colpito solo il cavaliere, ma ha colpito anche quello stile di vita, quel modus vivendi e operandi amorale la cui propagazione lei imputa all’ex presidente del consiglio.

Silvio Berlusconi

Che questo sia vero o no è del tutto irrilevante dal momento che è al di fuori della competenza di qualsiasi magistrato giudicare lo stile di vita di una generazione. È alla luce di ciò che stridono i passi in cui la Boccassini, riferendosi a Ruby, parla dei giovani del giorno d’oggi alla ricerca del sogno italiano, il (nuovo?) sogno italiano: quello dello spettacolo, dei soldi, della fama. Quello in cui se la cava solo il furbetto (che sia orientale o no) a discapito dell’onesto.

Suggerisco alla Boccassini di concentrarsi sul materiale riguardante Berlusconi, senza valicare il limite della persona, spingendosi pericolosamente (e senza alcuna facoltà) nell’astratto mondo delle tendenze generazionali e delle “malattie sociali”.

Prima di condannare nove milioni di persone, ottenga la condanna di uno.

Francesco Cottafavi

@FCPCottafavi

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