Bindi combina un disastro e Renzi ringrazia – #my2cents

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Matteo Renzi si avviava a questa tornata elettorale con più di una preoccupazione. Nonostane la spavalderia che lo contraddistingue, questa volta il Presidente del Consiglio rischiava un mezzo passo falso: delle sette Regioni che vanno al voto oggi, almeno tre rischiano di rappresentare la prima vera battuta d’arresto dell’irrefrenabile ascesa di Matteo Renzi.

In Veneto nessuno ha davvero mai creduto nella vittoria di Alessandra Moretti. Certo il PD non si è affatto risparmiato e lo stesso Renzi ha sostenuto la sua candidata “mettendoci la faccia” sino all’ultimo: però la Lega è un osso duro nel Veneto e anche se la spaccatura di Flavio Tosi che potrebbe indebolire il governatore uscente Zaia, è difficile che la “campionessa” di Renzi possa spuntarla. E non dimentichiamoci che esattamente un anno fa è stato di fatto Renzi a candidarla, indicandola come capolista alle Europee proprio nel collegio nord-ovest. Insomma, in un modo o nell’altro questa sconfitta sarebbe tutta anche del Segretario del PD.

Idem in Campania: qui il Partito democratico ha fatto un mezzo disastro. Anche i sassi sapevano che la candidatura di De Luca avrebbe aperto il fianco ad una serie di polemiche politiche e giudiziarie di dimensioni apocalittiche, arrivando persino al problema di avere un candidato che – secondo molti – non sarebbe in grado di entrare in carica una volta eletto a causa della legge Severino. Eppure, dopo mille rinvii e marce indietro, De Luca ha vinto le primarie e il PD – Matteo Renzi in testa – ha dovuto sostenere questa candidatura molto controversa. In Campania il PD rischia una figuraccia in ogni caso, perché se dovesse vincere Vincenzo De Luca, come detto, la regione potrebbe dover tornare al voto in pochi mesi; se invece il PD dovesse essere sconfitto, lo sarebbe da parte di un avversario che pareva sconfitto in partenza: con le truppe in rotta che hanno cercato in tutti i modi di allearsi con De Luca (tipo De Mita e molti “cosentiniani”) e con una situazione nazionale allo sbando più completo nel campo del centro-destra. Insomma, in un modo o nell’altro la Campania rischia di essere una brutta pagina per Renzi.

Infine c’è il caso Liguria: prima le primarie contestatissime, che hanno portato all’abbandono di uno dei due contententi, niente di meno che Sergio Cofferati. Un’uscita che non ha certo giovato alla salute del PD ligure che infatti si è spaccato, con la candidatura alternativa di Pastorino, pronto a togliere voti “a sinistra” alla candidata del PD Raffaella Paita anche grazie all’appoggio della nuova “entità” creata da Pippo Civati. Anche qui Renzi si è battuto come un leone e si è messo in prima linea: certo in caso di sconfitta avrebbe gioco facile ad incolpare Civati, Cofferati e Pastorino, ma resto il fatto che la gestione del post primarie è stata disastrosa da parte del Partito Democratico nazionale e dunque il Segretario non potrebbe sottrarsi ad una parte di responsabilità.

In tutto questo – verrebbe da dire “per una volta” – la minoranza democratica si era mossa abilmente: Gianni Cuperlo, Pierluigi Bersani e Roberto Speranza, i leader della minoranza interna, avevano fatto un mezzo capolavoro politico. Hanno girato in lungo e in largo le regioni che vanno al voto, assicurando il sostegno ai vari candidati del Partito Democratico, con una particolare attenzione ai “loro” candidati, quella della minoranza interna. In questo modo non solo avevano dato una mano ad una quantità di dirigenti locali “fedeli” alla minoranza, nella speranza di vederli eletti, ma si erano anche messi al sicuro dall’accusa di aver remato contro il loro partito. Insomma erano in una “botte di ferro”: avrebbero potuto tranquillamente dire che, in caso di sconfitta, la colpa non poteva essere imputata alla minoranza composta dai soliti gufi e rosiconi.

E proprio mentre Renzi stava lì preoccupato nei suoi uffici a pensare a come uscire da questa situazione potenzialmente complicata, è arrivata la cavalleria: la conferenza stampa di Rosy Bindi sui famosi impresentabili. La “pasionaria” anti renziana, con la sua lista di cattivi capitanata da Vincenzo De Luca, tirata fuori a due giorni dal voto con modalità più da regolamento di conti che da atto istituzionale, ha disegnato un enorme obiettivo sulla schiena della minoranza del Partito Democratico. Il Presidente del Consiglio avrà a disposizione l’arma potentissima – almeno dal punto di vista comunicativo – dell’accusa al gesto della Bindi e – genericamente – della minoranza litigiosa disposta anche ad affossare il suo stesso partito piuttosto che di veder vincere Matteo Renzi.

Insomma vien da pensare che Renzi, se non avesse un certo tipo di “oppositori” dovrebbe inventarseli.

Domenico Cerabona 
@DomeCerabona

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