Armi & USA – Il solito massacro mensile

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La settimana scorsa, per la precisione il 2 ottobre, in America è andato in onda il solito massacro mensile. Questa volta in un’università dell’Oregon, tanto per rendere un po’ più ambivalente l’espressione “non impareranno mai”: nove morti e sette feriti. 
Secondo la nota massima del giornalismo “un cane che morde un uomo non è una notizia, un uomo che morde un cane è una notizia”, ci sarebbero gli estremi per iniziare a relegare i massacri che avvengono negli USA in un trafiletto a pagina 14, tra le vacanze di Manuela Arcuri e lo scandalo del consigliere provinciale beccato a strappare le primule da un giardino pubblico per utilizzarle a fini privati, come dono a sua moglie (spoiler: Il Movimento 5 Stelle chiede le dimissioni di Renzi).

Tuttavia i giornali insistono a propinarci queste notizie in prima pagina, con un copione abbastanza ripetitivo: cronistoria della strage minuto per minuto, focus sulla vittima con la storia personale più commovente, trafiletto su chi era l’assassino e di quali turbe psichiche soffriva (sospetto un gioco del Bingo in redazione), lutto nazionale con Obama che promette che farà qualcosa, ma poi si ricorda che i membri del congresso hanno le palle su un’incudine e i lobbysti hanno il martello, e lascia perdere.

A questo punto solitamente arriva il momento migliore.
Già, perché le buone intenzioni di Obama da un punto di vista politico hanno lo stesso peso di una ballerina anoressica sulla Luna, ma a livello mediatico suscitano un sacco di dibattiti.
Dibattiti ai quali solitamente partecipano anche rappresentanti della lobby delle armi, o comunque politici favorevoli a mantenere l’attuale assenza totale di qualsiasi regolamentazione sulle armi da fuoco.

Credetemi, ci vuole un po’ di cinismo, ma se riuscite a dimenticarvi per qualche istante che si sta parlando di persone morte ammazzate, lo spettacolo si fa esilarante: le capriole retoriche che tali soggetti compiono pur di difendere il diritto di ogni cittadino a girare con addosso un arsenale che per molto meno è stato bombardato l’Iraq sono dei capolavori di nonsense talmente grotteschi da suscitare ilarità in qualsiasi normodotato sul pianeta.
Se non fosse che funzionano.

Innanzitutto, funzionano perché chi dice queste cose è normalmente una persona con la moralità di un avvoltoio, l’onestà intellettuale di un servizio di Studio Aperto, e uno stipendio a sette zeri. Questi fattori combinati donano al fortunato possessore un superpotere che gli consente di mantenere la più convinta e seriosa faccia di tolla anche mentre rifila al pubblico le più assurde stronzate. 
In seconda battuta, funzionano perché il pubblico a cui si rivolgono è composto da gente con degli evidenti deficit di quoziente intellettivo, che si beve siffatte idiozie spaziali solamente perché, in linea di massima, ha l’elettroencefalogramma concavo.

Uno dei più lampanti esempi di dialettica militarista/repubblicana/idiota che capita di sentire spesso in giro è l’argomentazione “Non sono le pistole che uccidono le persone, sono altre persone“. Una frase che ha senso tanto quanto la nomina di Peter Griffin a ministro dei beni culturali.
Applicando la stessa logica, se ne dovrebbe infatti desumere che sono i terroristi a compiere attentati, non le bombe: non si capisce quindi perché sia vietato introdurre sostanze esplosive a bordo di un aereo. Perché potrebbe capitare un incidente?
Nel 2015 fino ad ora ci sono stati 1430 casi documentati di sparatorie accidentali negli Stati Uniti, molte delle quali hanno causato morti.
Mi sembra giusto dare una possibilità anche agli esplosivi di dimostrare la loro efficacia.

L’argomentazione che fa il paio con questa è quella del disturbo psichiatrico:Non è un problema di controllo delle armi, è un problema di monitorare le persone con disturbi psichiatrici” hanno dichiarato tre dei principali candidati alle primarie del partito repubblicano, Donald Trump, Ben Carson e Mike Huckabee.
Si tratta evidentemente di un altro nonsense: tralasciando per un attimo il fatto che solo in una piccolissima percentuale di casi (3%) gli autori di omicidi o stragi con armi da fuoco sono persone con disturbi mentali clinicamente certificati, dal momento che nessun certificato medico viene richiesto al momento dell’acquisto di un’arma, non hai molte possibilità di accorgerti che quel tizio è un malato mentale fino a quando non inizia ad usarla.
Per il resto, John Oliver qui spiega chiaramente come si tratta di una paraculata, visto che negli USA gli istituti di salute mentale sono scarsamente finanziati, quando non inesistenti.

“Ma in Svizzera le armi da fuoco sono legali e queste cose non succedono!” Certo, per due ragioni: la prima è che puoi avere armi in casa, ma devi lasciare i proiettili al poligono di tiro o all’ingresso della riserva di caccia.
La seconda, molto più importante, è che se queste cose succedessero nessuno difenderebbe le armi con argomenti così idioti, ed è esattamente il motivo per cui non succedono.

Se assolvere le armi da fuoco non è sufficiente, il livello successivo è quello di accusare chi non le vuole di essere responsabile della morte delle persone. Due esempi su tutti:

  • 2012, in una scuola elementare nel Connecticut un tizio entra e massacra a sangue freddo 20 bambini e 6 maestre.
    Wayne LaPierre, vicepresidente dell’NRA (National Rifle Association, la lobby americana delle armi: ne avevamo già parlato qui) si esibisce in una tonante accusa a chi vuole bandire le armi, sostenendo che se il personale della scuola fosse stato armato le vittime sarebbero state di meno.
    Non contento, aggiunge che bandire le armi dalle scuole sarebbe pericoloso perché i killer saprebbero sempre dove trovare una zona indifesa dove uccidere indisturbati.
  • 2015, Dylann Storm Roof fa strage di neri in una chiesa in South Carolina.
    Charles Cotton, rappresentante dell’NRA, accusa il pastore della chiesa di essere direttamente responsabile delle morti: se avesse permesso a tutti di portare le armi in chiesa, infatti, si sarebbe potuto fermare il massacro.

Sostenere che la miglior difesa contro un pazzo armato è essere armati a propria volta è come sostenere che il modo migliore di difendersi da uno stupro è possedere a propria volta il cazzo. Chi propone questi ragionamenti, peraltro, lo sa benissimo: il problema è che invece chi li ascolta è così idiota da non arrivare a comprendere che in presenza di una legge sul controllo delle armi, semplicemente, non ci sarebbe bisogno di difendersi da alcunché.
Certo, c’è anche un po’ di vero quando si sostiene che “i criminali le armi riescono a procurarsele comunque“, ma questo vale per la mafia, per i narcos messicani, per i terroristi dell’ISIS, non per il primo psicopatico coi 5 minuti girati che incidentalmente ha a disposizione un arsenale che per ottenerlo su GTA bisognava usare i codici.
Per non parlare del fatto che il problema delle armi negli USA non è legato alle stragi nelle scuole o nelle università, che fanno molto clamore ma sono episodiche.
È invece legato allo stillicidio di singoli atti violenti o incidenti che capitano ogni giorno: nel 2015 fino ad ora sono morte più di diecimila persone in quasi 40.000 casi di utilizzo improprio delle armi da fuoco; quasi il doppio sono state ferite.
Di questi, 560 erano bambini da 0 a 11 anni: che facciamo, diamo un bel bazooka anche a loro per difendersi?

Il candidato alle primarie del partito repubblicano Ben Carson, comunque, sull’argomento vince l’oro come peso massimo delle stronzate. Non solo infatti ha sostenuto anche lui che gli insegnanti dell’asilo dovrebbero avere l’obbligo (sì, ha proprio detto l’obbligo) di girare armati – provocando le reazioni indignate di chi, giustamente, ha ribattuto che se voleva girare con un M16 entrava nei Marines, non faceva pedagogia – ma qualche giorno fa ha tirato fuori dal cilindro la seguente perla calibro massimo: “Io penso che la probabilità che Hitler riuscisse a portare a termine i suoi piani sarebbe stata fortemente diminuita se le persone fossero state armate. Glielo dico, c’è una ragione se queste persone dittatoriali (sic!) per prima cosa prendono le armi alle persone”.

Ora, a parte il fatto che se le persone si massacrano tra di loro al ritmo di diecimila morti l’anno solo per armi da fuoco con un po’ di tempo certi numeri li si raggiunge anche senza un regime totalitario, il prendere le armi alle persone disgraziatamente non è la prima cosa che fanno le “persone dittatoriali”: è la seconda.
La prima, di solito, è prendere e bruciare i libri per lobotomizzare la popolazione.

Fortunatamente, negli USA vige un sistema democratico che difficilmente permetterebbe mai ad una “persona dittatoriale” di prendere il potere… il che è un bene, perché si troverebbe con buona parte del lavoro già fatta.

Luca Romano
@twitTagli

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