(Altre) 10 espressioni di spot entrate nella cultura pop

Li usiamo quotidianamente, o quasi.
Talvolta non abbiamo neanche più la consapevolezza della loro origine. Eppure derivano tutte da lì: dalla pubblicità.
Ecco (altri) dieci modi di dire della pubblicità che fanno ormai parte, a pieno titolo, della nostra cultura.

Perché quell’altri tra parentesi? Perché quattro anni fa avevamo pubblicato la prima puntata della serie, con citazioni quali “Milano da bere” e “Un diamante è per sempre“.

1. “Così tenero che si taglia con un grissino”

Probabilmente è lo slogan pubblicitario di una marca tonno più famoso di sempre nel nostro paese (regge il confronto, forse, il solo Tonno Insuperabile).
A distanza di quasi quarant’anni, anche una persona può essere definita “così tenera che si taglia con un grissino”: l’espressione ha ormai piena cittadinanza nell’italiano parlato.

ANNO: 1983

2. “E chi sono io, Babbo Natale?”

Altro capolavoro del decennio d’oro della pubblicità televisiva nostrana.
La frase è ripetuta in ogni spot dall’attore e caratterista Renzo Rinaldi, nei panni del burbero signor Bistefani, insieme all’attore e socio pasticcere Stefano Gragnani.

ANNO: 1984

3. “Una camicia coi baffi”

La caratteristica di essere “coi baffi” passa in poco tempo a designare, dalle sole camicie pubblicizzate da Maurizio Costanzo, qualsiasi prodotto o manufatto di particolare qualità.
Curiosità: la stessa cosa succede da sempre a Torino con l’espressione “marca Leone”, storico marchio di pastiglie e caramelle di qualità considerata superiore.
Sotto la Mole Antonelliana, dunque, qualsiasi prodotto di eccellente qualità sartoriale è definito, dai più anziani, «marca Leone».

ANNO: 1988

4. “Silenzio, parla Agnesi”

Seconda metà degli anni ’80: la gara era a chi urlava di più.
Agnesi manda in onda uno spot completamente silenzioso: a parlare è soltanto il prodotto.
Spot in controtendenza al cento percento, dal momento che la concorrenza nella maggior parte dei casi connotava il proprio prodotto di volta in volta come “genuino”, “tradizionale” o “familiare”: il marchio di Imperia occupa lo spazio della qualità e dello charme che non ha bisogno di urlare.
Mossa splendidamente riuscita.

ANNO: 1989

5. “Cosa vuoi di più dalla vita?”

La domanda retorica «Cosa vuoi di più dalla vita?» è da sempre utilizzata nella nostra lingua.
L’abilità dei creativi dell’Amaro Lucano sta nell’averla personalizzata, nel senso etimologico della parola. Ci hanno messo sopra il loro cartellino, anzi la loro etichetta.
E ora, ogni volta che qualcuno utilizza questo modo di dire, quasi tutti noi pensiamo, pavlovianamente, alla bottiglia dell’Amaro di Pisticci.

ANNO: 1991

6. “Altissima, purissima, Levissima”

L’italiano gergale e l’italiano pubblicitario hanno da qualche decennio la tendenza a (sovr)abbondare con i superlativi. Dalle “Poltronissime” di stadi e teatri anni ’80 ai «Buongiornissimo! (Kaffèèè???)» dell’era social.
Azzeccatissimo (!) è, invece, lo slogan di Levissima.
Alzi la mano chi, sentendo pronunciare la parola “altissima”, non è tentato di terminare, speriamo solo mentalmente, la frase. Alla stessa maniera, e sempre in tema di acque minerali, alla domanda «Liscia o gassata?» è ormai automatico rispondere «Ferrarelle».

ANNO: 1994

7. “Dù gust is megli che uàn”

La possibilità di declinare uno slogan è uno dei segreti di un possibile successo.
Nel tormentone di Maxibon al posto di “gust” si può inserire qualsiasi altro concetto che si preferisca… doppio. Impagabile il giovanissimo Stefano Accorsi e il suo inglese maccheronico.

ANNO: 1995

8. “La potenza è nulla senza controllo”

Memorabile e fortunata campagna, con un payoff semplicemente perfetto.
Chi meglio di Carl Lewis può rappresentare in modo coerente e convincente la percezione che Pirelli vuole dare di sé e dei propri prodotti?
Forse solo Ronaldo, non a caso altro testimonial della campagna.

ANNO: 1995

9. “No Martini, no party”

Se vuoi divertirti, compra (e bevi) me, Sua Maestà il Martini.
Se no, resti fuori dalla porta.
E sì, George Clooney: vale anche per te.
Messaggio forte e chiaro, slogan minimalista che colpisce al cuore il bersaglio. E infatti utilizziamo ancora questa frase, decontestualizzata, a distanza di anni: prova inconfutabile della sua efficacia.

ANNO: 2001

10. “Nel Mulino che vorrei”

Mulino Bianco mira a raccogliere suggerimenti e idee per migliorare i propri prodotti e la maniera di comunicarli (oltre agli spot c’è, infatti, anche questo sito internet).
Chissà se si sarebbero aspettati un tale successo dello slogan in sé: “nel mulino che vorrei” (non sempre nelle citazioni è conservata la maiuscola) è diventato sui social una sorta di sinonimo di “nel mio mondo ideale”, per introdurre e descrivere una situazione che si considererebbe ottimale, ma che ancora non si verifica.

ANNO: 2011

Andrea Donna

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